Punto e a CapoRadio Vaticana, come Hiroshima

                                                                         “Ogni fanciullo ha diritto alla salute; ogni fanciullo deve poter godere di un ambiente non inquinato, di un alloggio salubr...

“Ogni fanciullo ha diritto alla salute;
ogni fanciullo deve poter godere di un ambiente non inquinato,
di un alloggio salubre e di un’alimentazione sana”.

Carta europea dei diritti del fanciullo

«Come una bomba atomica», sono le parole con cui sono stati descritti gli effetti delle antenne di Radio Vaticana sulla popolazione residente a ridosso di esse, nella zona Roma Nord e in numerosi comuni limitrofi agli impianti di Santa Maria di Galeria, nel libro-inchiesta, scritto dal giornalista Alessio Ramaccioni e dall’avvocato penalista Francesca Romana Fragale.

Le gigantesche 33 antenne, alte quasi 100 metri, che irradiano trasmissioni ad elevatissima potenza, sono fortemente sospettate di provocare leucemie, linfomi e altre malattie, e, su di esse si sta ancora indagando per omicidio colposo plurimo.

È, quasi come Hiroshima, insomma, e arrivano due nuove denunce e nove nuovi casi, con annessa documentazione medica, di persone residenti nelle zone di Cesano, Anguillara, La Storta e Formello che sono state affette da malattie del sistema linfoemopoietico (leucemia, linfoma e mieloma) dal 2006 ad oggi.

Tutti atti, che il Comitato “Bambini senza onde” (http://www.bambinisenzaonde.org/#!) ha depositato all’attenzione del Pm Stefano Pesci, già titolare dell’inchiesta

Va ricordato che, sono state le verifiche del perito del Gip, Andrea Micheli dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, a dimostrare un significativo pericolo di ammalarsi dovuto alla lunga esposizione ai ripetitori anche arrivando a 12km di distanza, ma la Santa Sede ha risposto con una contro perizia di Umberto Veronesi (che con grande coerenza, ha accettato!) che ha contraddetto la perizia del perito e negato gli effetti cancerogeni dei ripetitori.

Ora il Pm Stefano Pesci dovrà decidere se archiviare o rinviare a giudizio mentre il Comitato invita la Procura a proseguire negli accertamenti ipotizzando un reato più grave.

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