Marta che guardaIo sono Li di Andrea Segre

Quello che ti resta, dopo, sta tutto in quei visi indagati nei dettagli, gli occhi che si fanno di nebbia, l’apparire di una ruga sulla fronte, una piega amara delle labbra. La cinepresa li inquadr...

Quello che ti resta, dopo, sta tutto in quei visi indagati nei dettagli,
gli occhi che si fanno di nebbia,
l’apparire di una ruga sulla fronte,
una piega amara delle labbra.
La cinepresa li inquadra in primi piani ravvicinatissimi.
E i protagonisti,
una giovane donna cinese (Zhao Tao)
e un vecchio, bellissimo pescatore croato (Rade Sherbedgia),
diventano parte di te,
senti quello che sentono loro,
provi la loro paura, il loro dolore,
la tenerezza e la sorpresa di fronte alla nascita di un affetto inaspettato.
Ma non sono sentimenti violenti quelli in cui ti perdi,
non i loro, non i tuoi,
perché la cifra del film è la misura,
il rispetto e anche il decoro.
È d’amore che si parla qui.
Di quello di una madre per il figlio di 8 anni lasciato in Cina mentre lei vive e lavora solo perché lui possa raggiungerla in Italia,
e di quello tra lei e il pescatore,
che non è amore fatto di carne,
ma di dolcezza e complicità tra sradicati,
di solitudini condivise.
E se quell’amore dà senso alle miserie di cui è fatta la loro vita,
a sporcarlo ci pensano i chioggiotti che li guardano e non capiscono
(“ma se la ciava, il Pepi?”)
né per i cinesi che li spiano e ne vedono solo la portata pericolosa per la loro comunità
(“non devi più parlare con lui, Li. Altrimenti tuo figlio non verrà mai da te”).
Tutto attorno, un paesaggio così grigio, umido e acquoso che quando esci dal cinema hai freddo per ore.
Un paesaggio fatto di vuoti e silenzi, riempito di gesti antichi che accomunano la laguna veneta e la Cina.
A sottolineare una volta di più il non senso della parola straniero, se sei di fronte al sentire di un uomo o di una donna.
Di un bambino o di una madre.
A contorno, tanti personaggi, alcuni un po’ macchiette, ma uno bellissimo:
la compagna di stanza di lei, che va a purificare il marcio accumulato di notte, in minigonna e catene di pelle, praticando la leggerezza ferma del tai-chi davanti a un mare che si chiama mare, ed è maschio e mai quieto, o laguna, che è femmina e accoglie. E a volte cattura per sempre.

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