Il sapere dei classiciAffectus proprios in fabellas transtulit, calumniamque fictis elusit iocis (Fedro, Fabulae)

La satira (spiegavo nei precedenti post) smaschera altrui vizi. La satira è accettazione dell’antagonista ed antidoto al conflitto. La satira (e veniamo all’oggetto del post di oggi) trova suo refe...

La satira (spiegavo nei precedenti post) smaschera altrui vizi.

La satira è accettazione dell’antagonista ed antidoto al conflitto.

La satira (e veniamo all’oggetto del post di oggi) trova suo referente letterario in un altro fenomeno culturale dei nostri padri classici: la «favola», vale a dire la «storiellina» con protagonisti animali e/o esseri inanimati, con corredo di morale alla fine (conosciamo tutti, ad esempio, l’aneddoto de Il Lupo e l’agnello oppure de La volpe e l’uva e delle relative rispettive morali: gli esempi potrebbero essere un milione).

Dell’indissolubile rapporto tra satira e favola è sintomatica la circostanza che i due padri della favola, Esopo e Fedro, fossero ambedue in ineluttabile ricerca di un rimedio al conflitto: l’uno e l’altro, infatti e come e noto, erano schiavi.

Le frustate e le catene, ed è questo il punto, conducono Fedro ad una straordinaria intuizione: il mio corpo è schiavo, ma la mia mente non lo è.

In particolare, nelle sue Fabulae, Fedro ha una folgorante ispirazione nell’ipotizzare che, esattamente come lui «gli schiavi, oppressi dai loro padroni, non potendo dire loro quanto invece avrebbero in animo di dire, potrebbero trasferire le loro opinioni in brevi favolette, ricorrendo, per non finire nei guai, a finzioni scherzose e quindi umoristiche».

Il racconto di una storiella – la si chiami aneddoto o satira – è dunque strumento per fuggire il (e salvare dal) conflitto.

La sua potenza, in poche parole, si sviluppa nel seguente percorso psichico:
• l’ascolto della favola e del conflitto ivi narrato;
• la (breve) percezione che i suoi protagonisti siano avulsi dal reale;
• la conseguente (breve) impressione di nulla avere a che fare con quelle vicende ed i suoi protagonisti animaleschi;
• la imbarazzante scoperta che, invece, i protagonisti siamo noi, con le nostre «pochezze» e le nostre «piccinerie»;
• il sollievo di avere identificato un nostro vizio;
• la felicità di possedere un esempio di condotta per evitare un potenziale conflitto con un nostro antagonista.

Un invito a me e a tutti i lettori: diamo una lettura, cinque minuti nel weekend, alle favole di Esopo e Fedro.

Sono racconti per adulti, non per bambini.

Χαίρε,

Marco Sartori

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