Blow-UpDentro la fotografia di Mario Cresci

Se passate dalle parti di Carpi, in provincia di Modena, approfittatene per visitare la mostra di Mario Cresci, uno degli ultimi maestri della fotografia italiana contemporanea. La potete trovare a...

Se passate dalle parti di Carpi, in provincia di Modena, approfittatene per visitare la mostra di Mario Cresci, uno degli ultimi maestri della fotografia italiana contemporanea.
La potete trovare a Palazzo dei Pio, splendido complesso architettonico situato nel centro storico della città, antica dimora dell’omonima famiglia patrizia e oggi riutilizzato come contenitore poli-museale. All’interno trova la sua collocazione permanente il “Museo della città” dove sono raccolte le opere, i reperti, i documenti e gli oggetti concernenti la storia sociale ed economica del territorio locale tra cui macchinari d’epoca, attrezzi specialistici, prodotti artigianali fino a celebri esemplari dell’industria tessile per l’abbigliamento.

Cresci negli ultimi anni ci ha abituati a continui interventi site-specific, pensati e realizzati appunto all’interno del museo in cui l’installazione fotografica interagisce con il luogo dell’esposizione.
Gli elementi architettonici, l’arredamento delle sale, le collezioni e i documenti, dalle opere d’arte antica alle testimonianze della cultura materiale, diventano causa ed effetto, premessa e conseguenza, prologo ed epilogo del lavoro fotografico.
Per questo, il titolo dato alla mostra, Dentro le cose, non poteva essere definizione più azzeccata. Perché “le cose”, sia oggetti materiali che fenomeni visivi, entrano nella fotografia, ma al contempo la fotografia entra nelle cose, in una sorta di reciproca compenetrazione inscindibile.
L’autore nel corso degli anni ha implementato il metodo delle “misurazioni”, come ebbe a definirlo fin dal lontano 1979, mettendo a punto una tecnica fotografica a forte carattere scientifico-descrittivo, senza formalismi né pittoricismi ad effetto, con cui esegue rilevamenti puntuali e sistematici. L’immagine finale, in sostanza, coincide sempre con la registrazioni sensibile del fenomeno e delle sue possibili variazioni (di luce, di materiale, di posizione, di temporalità), ma anche con l’organizzazione attenta e rigorosa dei risultati. Un modo di osservare, direi, “disciplinato” che sottopone ogni realtà preesistente ad un esame di revisione e di ripensamento.
In questa nuova occasione Cresci “rivede”, tra l’altro, gli utensili da cui sono derivati i famosi cappelli di paglia, vanto dell’artigianato locale. Li dispone in forma di repertorio tassonomico, non lasciando trapelare alcuna incertezza su qualche loro eventuale risvolto nascosto o poco chiaro. Nulla sfugge allo scandaglio analitico di Cresci: tutto scruta e tutto nota, soprattutto ciò che uno sguardo viziato dall’abitudine o dall’incuria tende spesso a trascurare, a dimenticare o addirittura a non essere più in grado di percepire. Quindi accanto alla potenza estetica delle cose la fotografia scopre, rivela un’altra potenza, direi, etica, poiché capace di aumentare la visibilità critica e pertanto la conoscenza, il rispetto e la valorizzazione di oggetti facenti parte del patrimonio museale, avviando un processo di mutuo sostegno fra passato e presente, instaurando una sorta di “patto intergenerazionale” fra che ha costruito una tradizione e chi continua la strada della ricerca.

Questa “mostra nella mostra”, questo progetto di elevare il museo al quadrato, moltiplica le occasioni di partecipazioni offerte al pubblico utente il quale può beneficiare di un surplus di riflessione e godimento estetico attraverso un tempo e uno spazio di visita prolungati, intensificati, accresciuti in termini di qualità. Alla buona causa dell’arte e all’incremento del consenso intorno ai beni culturali la fotografia di Mario Cresci renderà di certo più di quanto non abbiano mai fatto le migliori attività di tutela e promozione svolte dalle istituzioni politiche.

Mario Cresci, Dentro le cose, a cura di Luca Panaro, 3 dicembre 2011-29 gennaio 2012, Palazzo dei Pio, Carpi – Modena.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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