CongiunturaSolo un anno fa, il “giudice spread” diceva che l’Italia era sana

181, 237, 4,741%. Questi erano tre valori che, il 3 gennaio di quest’anno, ci facevano dormire sonni (più o meno) tranquilli. Si tratta di spread Btp/Bund, CDS e rendimento dei Btp decennali, parol...

181, 237, 4,741%. Questi erano tre valori che, il 3 gennaio di quest’anno, ci facevano dormire sonni (più o meno) tranquilli. Si tratta di spread Btp/Bund, CDS e rendimento dei Btp decennali, parole che nel corso degli ultimi dodici mesi abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene. Non a caso, dopo quasi un anno, fa stupore leggere i dati di oggi: 508, 479, 6,99%. Numeri che somigliano a quelli che aveva l’Irlanda poco prima di capitolare e chiedere l’aiuto della comunità internazionale.

Se fino a fine aprile non c’erano avvisaglie, da inizio maggio è stato un declino esponenziale. Il contagio della crisi dell’eurodebito ha spazzato l’Italia con una furia impressionante. Prima i Money market fund (Mmf) hanno iniziato a ritirare la liquidità dall’Europa, poi l’Italia è stata oggetto delle coperture delle banche di mezzo mondo, che hanno ridotto velocemente le propria esposizione sui titoli di Stato italiani. Più saliva la tensione politica, più calava la liquidità, lasciando gli istituti di credito italiani a secco. E via andare. Con questo passo, l’Europa si è trovata presto ad affrontare una criticità imprevista e di difficile gestione. Andato via Silvio Berlusconi e arrivato Mario Monti, il sentiment degli investitori è cambiato, ma non di molto. Di contro, è mutata la consapevolezza della crisi negli italiani.

Quello che è certo è che l’Italia del 2012 dovrà fare i conti con questa nuova realtà. Dopo una serie di manovra economiche più focalizzate sull’austerity che su riforme e crescita, i due punti deboli dell’Italia per antonomasia, il Paese si è risvegliato spaventato. È la paura della recessione, i cui germi si possono già vedere da alcuni mesi, che sta aleggiando. È la paura di un’Europa sempre più debole e disunita. È la paura di un default sovrano, uno scenario che l’Argentina ha conosciuto esattamente dieci anni fa. Ma non è solo questo.

L’Italia sta prendendo coscienza che l’età dell’oro degli anni passati sta terminando. Come in tutti i processi economici, ci sono le fasi di espansione e quelle di contrazione. Amare e cavalcare le prime è molto più facile che digerire e resistere alle seconde. Eppure, questo è ciò che si deve fare. Qualcosa è cambiato. L’Europa e l’euro ci hanno protetto dagli shock esogeni nel corso dell’ultimo decennio, ma ora non più. Gli investitori hanno perso la fiducia nell’eurozona in generale e nell’Italia in particolare. Farla ritrovare non sarà semplice.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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