Archipelago-townInside Job, ovvero del legno storto della Finanza.

'Perché un ingegnere finanziario dovrebbe essere pagato dieci volte di più di un vero ingegnere? Un Ingegnere progetta ponti mentre un ingegnere finanziario costruisce solo sogni e quando il sogno ...

‘Perché un ingegnere finanziario dovrebbe essere pagato dieci volte di più di un vero ingegnere?

Un Ingegnere progetta ponti mentre un ingegnere finanziario costruisce solo sogni e quando il sogno diventa un incubo, sono gli altri che pagano, e cioè il resto del mondo.’

La domanda, conclude un film-documentario diretto da Charles Ferguson—Inside Job—che è riuscito a realizzare una cosa difficile (in general terms) da realizzare, e cioè descrivere in termini comprensibili a chiunque sia il sistemico livello di corruzione del sistema finanziario Americano che le conseguenze globali di tale corruzione.

Inside Job si compone di cinque parti che, nel loro insieme, spiegano come i cambi legislativi intervenuti negli ultimi trent’anni nella normativa bancarie, e in particolare dall’anno 1999 con il Glass-Steagall Act, abbiano creato la crisi finanziaria che dal 2008 ossessiona il nostro quotidiano.

Premiato con un Oscar nel 2010, il film non ha ancora ricevuto il premio a cui ambisce senza mezzi termini: costruire le basi per un processo dei responsabili del ‘Two Trillion Dollar Meltdown‘ per citare il libro di Charles M. Morris su cui il film si basa.

Scritto durante il 2007, il libro Morris anticipò con grande lucidità, i motivi per cui la crisi del 2008 era, appunto, imminente. L’autore non aveva utilizzato mezzi termini dell’identificare il processo. Ecco un esempio.

‘I mercati finanziari hanno costruito un paradigma d’investimento in cui leve finanziarie estreme sono state applicate a strumenti non liquidi a lungo termine. Il rischio è stato inoltre aggravato dal finanziare questi strumenti finanziari nei mercati a breve termine. Poi si è addirittura raddoppiato la scommessa mettendo insieme portafogli basati su titoli ad altissima volatilità, come i mutui subprimes e prestiti a fortissima leva. Infine, furono adottati una classe di crediti derivati che assicurava la rapida propagazione di ogni disastro locale attraverso tutto il sistema. Se una banda di terroristi intelligenti fosse stata assunta per distrugger il sistema finanziario occidentale, difficilmente tale banda avrebbe potuto ingegnare un assalto più efficiente.’

Morris utilizza la stessa franchezza nell’indentificare i (pochi) beneficiari di questo sistema che coincidono, in larga parte, con i datori di lavori degli ingegneri finanziari menzionati in apertura e con un establishment in cui il confine tra il mondo accademico e il mondo politico è stato cancellato senza remore. Si tratta di un mondo che non è costituito (come molti pensano) dall’1% per cento della popolazione, ma dallo 0.1% di tale 1%, come dimostra ampiamente lo stesso Morris. Si tratta, in altre parole, di un mondo, di poche dozzine di persone che, a seconda del colore del partito del Presidente, possono essere membri di due squadre ben chiare. possono essere membri del corpo docente delle Business School delle Ivy Leagues American Universities oppure membri del comitato di ‘saggi finanziari’ delle varie amministrazione Americane degli ultimi trent’anni, dal 1988 ad oggi.

Inside Job li identifica uno per uno. Li descrive come Big Time Crooks non facendo sconti a nessuno.

Inside Job chiama a giudizio la vera Power House americana:

i presidenti dell agenzie di ratings

il nuovo Chairman of the Federal Reserve Ben Benrnake, il suo runner up (Martin Feldstein) o il suo predecessore Alan Greenspan

il presidente di Harvard University Larry Summers

professori delle Business School di Harvard (John Campbell) Yale (Glenn Hubbard) e Columbia Universities (Frederick Mishkin)

i Ministri del tesoro della precedente e attuale amministrazione: Robert Rubin, Henry Paulson, Tim Geithner

Inside Job chiede loro, in modo diretto ed indiretto, se avessero idea del mostro che è stato generato per lo più dalle loro azioni.

‘Ma perchè nessuno di voi si è accorto in anticipo di cosa stava per accadere?’ ha chiesto non molto tempo fa la regina Elisabetta ai docenti della London School of Economics. Dopo aver notato come la regina non fosse stata informata dell’esistenza del libro di Charles Morris, mi sembra che si possa usare, a proposito (e per rimanere in campo Anglosassone) una versione rivista della citazione preferita di Isaiah Berlin:

‘Out of the crooked timber of finance, no straight line will ever be made.’

L’autore, it goes without saying, è Immanuel Kant.

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Sotto Natale si avvicina, per chi ne ha diritto, il momento in cui viene decisa la dimensione del Bonus.

L’elettricità del Bonus World cresce ed è per questo motivo che, lo scorso Dicembre non mi sono stupito di sentire la versione personale del Credit Crunch fornitami da una mia conoscente attualmente a capo del dipartimento legale di una delle banche accusate di ‘bad managment (per usare un eufemismo) da Ferguson in Inside Job, un film di cui la mia conoscente non era a conoscenza.

Così come non era a conoscenza del libro ‘Too Big Too Fail’ di Andrew Ross Sorkins anche se, con molta probabilità, implementa tutti i giorni la teoria riassunta dallo slogan, e cioè che i giganti della finanza devono essere salvati ad ogni costo per impedire catastrofi di proporzioni bibliche, una teoria elaborata dal deputato Americano Stewart McKinney nel 1985.

Con la praticità tipica delle donne, la mia conoscenza ha tagliato corso: “l’importante è che mi diano il mio Bonus. Non sono interessata alle critiche alla cultura del bonus.”

Ieri sera, navigando distrattamente qualche media, ho scoperto che Inside Job è pressoché sconosciuto in Italia, anche se il DVD del fil è facilmente acquistabile su Amazon da oltre un anno.

Ecco spiegato il motivo del visto di seguito allegato, a cui antepongo, per chiudere, la seguente considerazione.

‘Never in the field of human conflict was so much owed by so many to so few.’

Si tratta di una delle frasi più memorabili di Winston Churchill, pronunciata mentre divampava la terrificante battaglia d’Inghilterra. Forse per descrivere l’emergenza quotidiana che caratterizza i nostri giorni si può dire quanto segue.

‘Never before in the field of human conflict is so much owed by so few to so many.’