UmamiLa riscossa della tata comincia dalla campagna

Un tempo esisteva solo l'azienda agricola che al massimo poteva offrire qualche prodotto. Poi è arrivato l'agriturismo, lo spaccio aziendale, l'attività ristorativa e il mercato a chilometro zero. ...

Un tempo esisteva solo l’azienda agricola che al massimo poteva offrire qualche prodotto. Poi è arrivato l’agriturismo, lo spaccio aziendale, l’attività ristorativa e il mercato a chilometro zero. Recentemente si sono aggiunte attività didattiche, pet therapy e, oggi, l’agritata.
La figura in realtà non è nuova: nata nel Nord Europa, si è diffusa in Italia solo nel Trentino Alto Adige come “mamma di giorno”. La Regione Piemonte, su idea della Coldiretti, ha pensato di rilanciare questa figura e legarla alla presenza nell’azienda agricola. I vantaggio di potere contare su un’agritata sono in effetti molti: personalizzazione del servizio, flessibilità di orario e capillarità sul territorio, partendo proprio da quelle zone più isolate dove sono anche meno i servizi offerti dal welfare pubblico.
Per ora è partito un progetto sperimentale di cui fanno parte 30 candidate agritate su tutto il territorio regionale: dovranno frequentare il corso di formazione obbligatorio di 400 ore (di cui 140 di stage pratico) per potere poi rendere operativo il servizio. Le agritate accoglieranno bambini (non più di 5 contemporaneamente) dai tre mesi ai tre anni con un progetto pedagogico specifico che porti alla riscoperta della natura e della stagionalità.
L’idea non è rivoluzionaria, ma sicuramente buona per conciliare famiglia e lavoro, offrire un servizio alla comunità e permettere di incrementare il lavoro femminile nelle campagne.
Bisognerà aspettare ancora un po’ per vedere se riuscirà a funzionare e superare indenne i tanti legacci e legaccini che bloccano iniziative simili già esistenti.
Staremo a vedere. Intanto le prime tate – spesso già dotate di diplomi e lauree inerenti all’educazione infantile – sono pronte a cominciare i corsi.

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