(Es)cogito, ergo sumMamme ritirano bambini dall’asilo: la maestra è troppo bella. Storia (antica) di donne che invidiano le donne

  E’ giunto il tempo di sfatare il luogo comune secondo il quale la solidarietà femminile esiste. Nei rari casi in cui succede che una donna sia solidale con un’altra donna, si tratta solo dell’ecc...

E’ giunto il tempo di sfatare il luogo comune secondo il quale la solidarietà femminile esiste. Nei rari casi in cui succede che una donna sia solidale con un’altra donna, si tratta solo dell’eccezione che conferma la regola.

Il rapporto tra donne è, quasi sempre, regolato dall’invidia. D’altronde, ci viene insegnato fin da bambine con la favola di Cenerentola, vessata da due sorellastre brutte e invidiose della sua avvenenza, che la bellezza tra donne può rappresentare un problema. Eva contro Eva, d’altronde, non è solo il titolo di un film.

Così non mi stupisce più di tanto quanto accaduto a Castello Serravalle, un paesino del bolognese, dove un gruppo di mamme ha ritirato i propri figli dall’asilo quando hanno scoperto che la maestra, nel tempo libero, si dilettava a fare la modella. La donna, Michela Roth, una trentottenne di origini americane, aveva addirittura vinto la fascia provinciale e regionale di Miss Mamma.

Perciò, era bella davvero. Troppo.

Sì, perché una donna può tollerare tutto in un’altra donna, ma non le perdona (quasi mai) che sia più bella di lei. Le ragioni sono sociologiche e, soprattutto, ormonali. Noi donne siamo incostanti, volubili, camaleontiche; ci illudiamo di essere noi a governare la nostra esistenza, ma in realtà a decidere sono gli ormoni.

Così la maestra, vistasi decimare le classi del proprio asilo e approfittando dell’improvvisa notorietà mediatica, ha annunciato che ne aprirà un altro, più grande e più bello, in un paese vicino.

Mentre le auguro di cuore di avere successo, nel mentre, non posso non sfoderare un pizzico d’invidia nei confronti dei maschietti che, invece, di solidarietà tra loro ne hanno da vendere. Gli uomini raramente si fanno la guerra, ma si associano. E se provano invidia l’uno per l’altro, la trasformano subito in competizione.

Noi invece no: nell’altra vediamo solo una persecutrice, da annientare con la mela avvelenata.

Perciò care mie, una volta tanto, impariamo dagli uomini. E poco importa che la solidarietà maschile sia rappresentata nell’immaginario femminile da gare di bevute di birra, con allegro seguito di torneo di rutti.

Sarà anche stupido e infantile ma loro sì che si divertono, senza inutili complicazioni.

E quando ce vò, ce vò.

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