Altro Che SportIn Cina tornano corse ippiche e scommesse: affare da 120 miliardi di euro

 In Cina le corse ippiche non ci sono, e di conseguenza non ci sono le scommesse. A livello legale, perlomeno, perché quando i comunisti di Mao Zedong presero il potere nel 1949 vietarono il gioco ...

In Cina le corse ippiche non ci sono, e di conseguenza non ci sono le scommesse. A livello legale, perlomeno, perché quando i comunisti di Mao Zedong presero il potere nel 1949 vietarono il gioco d’azzardo. Però ci sono operatori che stanno pensando di riaprirle, e hanno pianificato investimenti per 2 miliardi di euro nella quarta città del Paese, Tianjin (13 milioni di abitanti).

Il progetto è stato formalizzato all’inizio di aprile, dopo che i cinesi hanno stipulato un accordo con il ministero dell’Agricoltura irlandese. Il ministro Simon Coveney ha parlato di cifre intorno ai 50 milioni di euro per l’esportazione in Cina di fattrici e stalloni degli allevamenti di Coolmore, e per l’addestramento di personale asiatico che acquisirà il know how europeo studiando e lavorando per alcuni mesi in Irlanda.

Del progetto di Tianjin ha scritto più estesamente Gabriele Candi sul sito web MondoTurf, e le cifre messe sul piatto sono importantissime. Entro il 2013 dovrebbero essere costruiti 2 ippodromi con 5 piste e 4˙000 box, in cui dovrebbero essere impiegate direttamente circa 10˙000 persone. I cavalli necessari dovrebbero essere tra i 600 e gli 800, per dar vita a un calendario di almeno 40 convegni l’anno.
Dal punto di vista finanziario, l’investimento dovrebbe superare i 2 miliardi di euro… che per la Cina attuale in pieno boom economico sono quasi una goccia nel mare, ma che sono già superiori al fatturato annuo dell’ippica in Irlanda, pari 1,1 miliardi di euro, il che ne fa la 2ª industria nazionale (questo dato lo ha pubblicato Enrico Franceschini su La Repubblica dello scorso 18 aprile).

Il mercato delle scommesse cui questi impianti potrebbero attingere, però, sembra immenso. In Cina le scommesse sono illegali dal 1949, come s’è detto, tuttavia si valuta che esista un mercato nero, che investe soldi sui siti web stranieri, di circa 60 miliardi di euro.
La legalizzazione del gioco potrebbe portare allo scoperto da subito (ha scritto il TgCom24 online) 120 miliardi di euro, che potrebbero decuplicarsi in poco tempo superando i 1˙300 miliardi di euro se i cinesi del continente scommettessero con la stessa passione dei loro cugini di Hong Kong – i quali sono 7,06 milioni di persone e scommettono ogni anno 7,03 miliardi di euro, cioè in pratica 1˙000 euro a testa.

Siamo ancora in un ambito sportivo, ma anche all’origine di uno dei più grandi business finanziari del mondo.

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