Trenta denariAmministratori indipendenti, se i francesi di Parmalàt fanno come les italiens

Uno pensa spera sempre, ingenuamente, che un gruppo straniero in Italia – metti francese o tedesco –  possa portare un po’ di novità, smuovere le acque, cambiare le abitudini. Invece, finisce spess...

Uno pensa spera sempre, ingenuamente, che un gruppo straniero in Italia – metti francese o tedesco –  possa portare un po’ di novità, smuovere le acque, cambiare le abitudini. Invece, finisce spesso che gli stranieri prendono subito le abitudini locali. O magari si scopre che le loro abitudini non sono così diverse dalle nostre.

Prendiamo Parmalat. Un anno fa, a seguito di Opa, è passata sotto il controllo del gruppo francese Lactalis, appartenente alla famiglia Besnier. La società è rimasta quotata e quindi soggetta tutte le norme in materia di governance, incluso il Codice di autodisciplina. Il cda della società (vedi qui)  è in scadenza, verrà rinnovato con l’assemblea del 31 maggio. Gli amministratori in carica saranno in buona parte riconfermati. Di questi, alcuni qualificati indipendenti, nel senso che non intrattengono, né hanno di recente intrattenuto, neppure indirettamente, con l’emittente o con soggetti legati all’emittente, relazioni tali da condizionarne attualmente l’autonomia di giudizio. È davvero così?

Marco Jesi, per esempio, è qualificato come indipendente. Se uno guarda bene, scopre nel 2006-2007 è stato niente di meno che presidente e amministratore delegato di Galbani, quando era già di proprietà di Lactalis. Jesi siede anche nel cda di Autogrill. Qui è collega di Aldredo Malguzzi.

Il caso di Malguzzi è interessante. È amministratore e sindaco diverse società quotate. Soprattutto è membro del collegio sindacale della Parmalat e sindaco effettivo di Lactalis Italia, di Galbani e BiG srl, altre società del gruppo Lactalis al di fuori del perimetro di Parmalat. Una situazione oggettivamente borderline, che va bene oltre il Codice di autodisciplina.

L’articolo 148 del Testo unico della finanza richiede infatti che «non possono essere eletti sindaci e, se eletti, decadono dall’ufficio» coloro che sono legati alla società o alle società che la controllano da rapporti di lavoro autonomo o subordinato «ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale o professionale che ne compromettano l’indipendenza». 

In una situazione analoga, ma oggettivamente meno grave, trattandosi non di sindaco ma di consigliere, si trovava fino a metà dell’anno scorso Marco Reboa, amministratore indipendente della Parmalat e nello stesso tempo sindaco di Lactalis Italia e Galbani. Dopo qualche segnalazione, correttamente, Reboa ha lasciato le cariche nelle altre società del gruppo Lactalis, rimanendo amministratore dell’azienda di Collecchio.

Resta tuttavia aperto il caso Malguzzi, ben più rilevante perché di mezzo non c’è solo un codice di autoregolamentazione ma una norma avente forza di legge. Forse alla Consob non se ne sono ancora accorti. Nel frattempo, però, il cda ha proposto di aumentare il compenso dei sindaci. Di quanto, lo si scoprirà nell’assemblea del 31 maggio.

Twitter: @lorenzodilena

lorenzo.dilena@linkiesta.it

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Linkiesta Paper Estate 2020