Colpo di taccoVisto che ci siete, aggiungete Peppino Impastato alla conta dei suicidi

Purtroppo non riesco a nascondere lo stupore per l'argomento clou di questo periodo, ossia “la conta dei suicidi”. Trovo onestamente aberrante la necessità di un paragone col biennio precedente, e ...

Purtroppo non riesco a nascondere lo stupore per l’argomento clou di questo periodo, ossia “la conta dei suicidi”. Trovo onestamente aberrante la necessità di un paragone col biennio precedente, e penso che su questo argomento nessuno abbia ragione, nessuno, dalle penne edulcorate dei giornali a grande distribuzione ai piccoli blogger amanti di facebook.

I suicidi non sono aumentati. Questo è un dato che non possiamo fingere di non tenere in considerazione, semplicemente ora fanno più notizia, e questo è un altro dato. Quello terribilmente più odioso, che testimonia l’immaturità dell’intero corpo giornalistico (verrebbe da dire giornalaio…) italiano, che dopo il periodo B.urlesque tutto gossip e minkiate varie, pare totalmente incapace di raccontare la realtà del nostro Paese, partendo da argomenti comuni ma sentiti, senza aver bisogno di questo dopato sensazionalismo da prima pagina. Per questo tra le novità dei nostri giorni prevalgono i toni da stadio di Grillo e non l’elaborazione politica di ALBA (http://www.soggettopoliticonuovo.it/)…

In molti hanno esultato per la fine del Cavaliere, i più pensavano ad un cambiamento anche nei mass media, convinti che fosse la berlusconite il male della stampa italiana. Nulla di più sbagliato, il problema della stampa italiana è l’incurabile propensione al servilismo verso coloro che faremmo meglio a definire padroni più che editori. Non a caso leggere con gli occhi di oggi un pezzo di 30 anni fa, del Corriere della Sera, sulla morte di Peppino Impastato non è del tutto shockante, perchè forse l’avrebbero scritto uguale. Leggere per credere:

ULTRA’ DI SINISTRA DILANIATO DALLA SUA BOMBA SUL BINARIO
Un treno è passato sulle rotaie semidivelte, rischiando di deragliare.
Sparsi tutt’intorno i resti della vittima, un aderente di Democrazia
Proletaria – All’ipotesi dell’attentato s’intreccia quella del suicidio

Suicidio, attentato o l’uno e l’altro assieme? Ieri mattina poco dopo le cinque il conducente del treno Trapani-Palermo, all’altezza di Cinisi, trentotto chilometri prima del capoluogo siciliano, ha avvertito una pericolosa impennata del locomotore. Ha frenato immediatamente e, sceso dal treno, ha notato che un binario per una lunghezza di un metro circa era quasi divelto dalla traversa, anche se non era bastato a fare deragliare il convoglio. Ha dato l’allarme e i carabinieri subito intervenuti hanno constatato che il danno alla rotaia era stato provocato da un’esplosione. Cercando meglio nella campagna, hanno trovato, per un raggio di circa cinquanta metri, i resti, alcuni non più grandi di un pugno, di quel che era stato (l’hanno accertato successivamente) Giovanni Impastato, di 30 anni, saltato in aria nei pressi del binario con una potente carica di esplosivo. Nel giro di poche ore le indagini, cui partecipavano anche gli uomini della Digos, davano i seguenti risultati: Giovanni Impastato, figlio di un commerciante, studente fuori corso di filosofia, era stato, in passato, militante del Partito comunista marxista-leninista; quindi nel ‘73 aveva aderito a Lotta Continua per approdare infine nel ‘76 a Democrazia Proletaria, nelle cui liste doveva presentarsi candidato alle regionali di quell’anno. Non era stato eletto, ma non perciò aveva rinunciato all’attività politica: si era dedicato a una radio privata, di cui aveva curato i programmi sino all’altro ieri, Radio AUT, ascoltata soprattutto sulla riviera occidentale dell’isola. La notte fra lunedì e martedì, terminata la trasmissione, con una poderosa carica di esplosivo in borsa, Giovanni Impastato si è recato sulla linea ferroviaria. Era sua intenzione divellere i binari e, nel mettere a punto l’ordigno, è saltato in aria come Feltrinelli? L’ipotesi del suicidio si fonda invece sul rinvenimento in casa del giovane di un biglietto che secondo il fratello sarebbe sicuramente di suo pugno. Gli inquirenti non ne hanno reso noto il testo, si conosce però il suo contenuto: Giovanni dice di ritenersi fallito come uomo e come politico e di desiderare che i suoi resti siano cremati e le sue ceneri disparse al vento. E’ accertato che l’esplosione è avvenuta verso l’una e trenta della notte fra lunedì e martedì. Nessuno l’ha udita. Se l’attentato fosse stato compiutamente portato a termine, se i binari fossero stati divelti, il treno transitando circa quattro ore dopo certamente sarebbe deragliato. Sarebbe stato questo il primo grave attentato di colore politico in Sicilia. Si ricordano solo due episodi precedenti: l’assassinio ad Alcamo Marina di due carabinieri nel 1976 e una modesta bomba nella sede dell’Intersind di Palermo. L’assassinio dei carabinieri, rivendicato in un primo tempo da “Nuclei armati Sicilia”, si è rivelato in seguito frutto dello spirito vendicativo di un giovane alterato (che si doveva impiccare in cella) che non era riuscito ad ottenere una pensione. La bomba dell’Intersind, che provocò pochi danni, fu rivendicata da un gruppo di “Unità combattenti per il comunismo”, il quale però, probabilmente in trasferta, in seguito non ha dato più segno di volere operare in Sicilia.
S.V.

In conclusione, in merito all’argomento “suicidio” invece di soffiare sul fuoco, preferisco riproporre le parole di Pessotto estrapolate da una intervista rilasciata a Repubblica, perchè nonostante non si possa trascurare del tutto la disperazione figlia della precarietà che viviamo, penso che la stessa vada combattuta non acuita…

Adesso come ti senti dentro?
“Come un astronauta tornato da un viaggio fantastico e un po’ mostruoso. Gli alieni stavano per divorarmi, invece sono ancora qui. Però diverso, cambiato. Mi curo, sono in analisi, lavoro su me stesso e non me ne vergogno”.

Cosa c’è di diverso veramente?
“E’ sparita l’angoscia che mi mangiava e m’impediva persino di respirare. E’ scomparsa la paura del futuro e della morte. Mi sento liberato da un peso immane: è stato un viaggio nel paese del dolore”.

Come si torna da quelle terre, e perché?
“Per benedire ogni giorno in più che respiri. La vita è un dono unico: per me, è stato doppio. La prima notte, i medici erano quasi sicuri di perdermi perché non coagulavo più. Il vero nemico è la solitudine, è come quando percorri i trenta metri verso il dischetto del rigore, solo che se sbagli il tiro muori. Ma se invece fai gol, la carica che ti resta dentro è enorme. Diventi più allegro, anche. Più spiritoso”.

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