AsterischiAuguri bicicletta, più futurista che mai

(Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913)  Non solo due ruote, telaio e forza muscolare. La bicicletta è il mezzo di locomozione che non rispetta i tempi della storia, ma li anticipa, li distorce...

(Boccioni, Dinamismo di un ciclista, 1913)

Non solo due ruote, telaio e forza muscolare. La bicicletta è il mezzo di locomozione che non rispetta i tempi della storia, ma li anticipa, li distorce, li utilizza a proprio uso e consumo. Il 26 giugno del 1819 veniva brevettata l’invenzione, che da quel giorno in poi avrebbe attraversato la storia col fascino di un oggetto futuristico e rivoluzionario. Sempre.

Le bici che svolazzano ribelli come tante cavallette senza controllo non sono mai piaciute al potere. Da sempre, in quanto mezzo di locomozione ecologico, popolare, anonimo, sono state nel mirino di provvedimenti di contenimento. Ce lo ricorda Bava Beccaris che durante i moti di maggio del 1898 a Milano fece emanare un divieto di circolazione per l’intera provincia.

Ma la bici è innanzitutto anticipazione. L’esempio più eclatante è il rapporto col futurismo, che proteso nel cantico dei motori e della forza prorompente dell’innovazione, liscia e sinuosa come una scia di metallo, non poté fare a meno di lodare la grazia signorile e avvincente delle due ruote più famose della storia, perfetto incontro tra muscoli e tecnologia. Ottant’anni dopo la sua invenzione, infatti, la bici è al centro del programma di Marinetti.

Durante la prima guerra mondiale fu istituito un Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti. Tra gli artisti arruolati c’erano anche Umberto Boccioni e Filippo Tommaso Marinetti. La bicicletta era riuscita a coniugare, insomma, il gusto nazional-popolare e il senso sprezzante del pericolo per l’uomo che inforca le sue due ruote come sfida al destino. Marinetti celebrava certo la velocità dell’auto o dell’areo, veri simboli del giovane secolo, ma d’altra parte non lesinava neanche l’importanza sportiva e tutta umana del pugno, dello schiaffo, del movimento aggressivo. E poi insomma i futuristi il loro canto alla bici lo innalzarono anche abbastanza palesemente: è del 1913 il “Dinamismo di un ciclista” di Boccioni.

Ma la bici non si ferma. Supera le due guerre e arriva ad essere mezzo essenziale per i movimenti delle forze partigiane. Poi ancora nel dopoguerra fu protagonista delle grandi manifestazioni operaie e dei braccianti.

Insomma. La bicicletta resiste. Oggi è l’esempio della mobilità sostenibile. E ha gabbato tutti. Resiste ai futuristi. Sarà sempre il futuro.

Filippo Grasso

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