A piedi nudiIl disseccante brucia un campo sperimentale fatto con soldi pubblici: anche così muore un paese

Un campo sperimentale di piante OGM dell’Università della Tuscia avviato da anni è stato completamente disseccato dal diserbante.   Anni di studi e di sacrifici… andati letteralmente in fumo! Termi...

Un campo sperimentale di piante OGM dell’Università della Tuscia avviato da anni è stato completamente disseccato dal diserbante. Anni di studi e di sacrifici… andati letteralmente in fumo! Termina così, un progetto di ricerca finanziato dallo Stato per lo studio di ciliegie, kiwi e olivi transgenici. Davvero una brutta pagina per la ricerca italiana. Ma come è potuto accadere?

“Oggi – commenta Paolo Inglese, presidente della SOI-Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana – è un giorno di estrema tristezza. Il disseccante brucia il campo sperimentale di Eddo Rugini, costituito con soldi pubblici oltre un decennio fa. Al di là di quanto ognuno possa liberamente pensare e della forte differenza di opinioni, che rispetto, la sola idea che si bruci un campo sperimentale fa inorridire”, “Non credo di esagerare se dico che quello che succede oggi nei campi della Tuscia è una vergogna, figlia dell’ignoranza e dell’assenza di cultura della ricerca che questo nostro Paese vive. Al di là di ogni ragione di carattere burocratico-normativa, perdiamo una grande occasione di avere dei dati sperimentali seri. Nel silenzio che circonda oggi questa vicenda e nell’orribile attesa degli applausi festosi degli inquisitori e dei loro sodali, che dell’anti OGM hanno fatto un professionismo che porta castelli (a Ladispoli) e denaro per la ricerca (privata ma… ‘partecipata’), voglio rendere pubblico il senso del mio personale sdegno e della disapprovazione di tutta la comunità scientifica che ho l’onore di rappresentare”.

Assiste impotente alla distruzione dei “suoi” campi sperimentali nell’Azienda Didattico-Sperimentale il prof. Eddo Rugini, docente di Scienza delle Coltivazioni e Colture in Vitro presso l’Università della Tuscia di Viterbo.
“Alcuni anni fa – ricorda il Prof. Rugini – vennero a visitare questo campo sperimentale quattro professori: due americani, un giapponese e un australiano. Quando videro la grande varietà di specie e di geni usati, e il nostro lavoro di ricerca impostato per poter studiare non solo l’espressione dei geni introdotti ma anche gli effetti sull’ambiente e sulla salute, affermarono che ne potevano scaturire tante di quelle informazioni da poter soddisfare almeno due tesi di dottorato”.”Mi offrirono, anche in modo insistente, una posizione temporanea sia in Australia sia in America perché continuassi questo tipo di lavoro per loro. Rifiutai categoricamente, rispondendo: voglio lavorare per la mia Nazione, per l’Italia. Ma forse ho sbagliato tutto perchè qui in Italia oggi vedo solo il fumo della mia ricerca”.

Tempo fa in un mio libro ( d’informazione) sugli Ogm scrissi che le opinioni differenti su vari problemi scientifici fanno pensare che manca sempre all’appello un anello importante della catena della conoscenza scientifica, e sono l’informazione e la comunicazione.

Lo pensavo ieri e lo penso ancor di più oggi: schierarsi contro l’evoluzione della scienza e della modernità, a priori e senza conoscenza, non fa bene a nessuno.

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