Che tempio faLa Siria tra bombe, menzogne e montature. Ma spunta anche una “terza via”

Esiste un’alternativa, per la Siria, una “terza via” rispetto tanto al conflitto armato quanto a un possibile intervento militare dall’estero: un’alternativa con un nome dolce, Mussalaha, che signi...

Esiste un’alternativa, per la Siria, una “terza via” rispetto tanto al conflitto armato quanto a un possibile intervento militare dall’estero: un’alternativa con un nome dolce, Mussalaha, che significa “riconciliazione”, ed è, finalmente, un’iniziativa popolare nonviolenta promossa dalla società civile di Homs, città simbolo della guerra in atto – perché di questo si tratta, di una guerra tra due entità armate – tra l’esercito del regime di Bashar al-Assad (guidato dalla minoranza alawita, una ramificazione dello sciismo) e le forze di opposizione, costituite da un’alleanza di militanti islamisti sunniti.

È un’iniziativa che, come riporta Radio Vaticana sulla base delle notizie diffuse dall’agenzia Fides, «colma un vuoto creato dal rumore delle armi: non parteggia per alcuna delle parti in lotta, nasce spontaneamente dal basso, dalla società civile, da tutti quei cittadini, parlamentari, notabili, sacerdoti, membri di tutte le comunità etniche e religiose, che sono stanchi della guerra», e conta sul sostegno particolare dei cristiani di Homs, di tutte le confessioni.

Un tentativo di riconciliazione popolare dal basso che, come ha commentato sul suo blog la giornalista e militante pacifista Marinella Correggia (da sempre in prima linea nella denuncia dei bombardamenti in Iraq, Jugoslavia e Libia e delle menzogne che li hanno preceduti e accompagnati e per questo al centro, proprio in questi giorni, di una campagna di diffamazione) sarebbe doveroso appoggiare. Tanto più nell’attuale clima mediatico «intossicato ai massimi livelli», in cui i massacri e le violenze vengono invariabilmente attribuiti a una delle due parti, accelerando la costruzione del consenso necessario a un’altra azione militare stile Libia oppure ad accentuare lo scenario di guerra per procura già in atto. Il contrario di quel che occorrerebbe per un vero negoziato di pace».

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