Fermi con le maniSud..diti di noi stessi?

Sarà che ho nostalgia di casa, sarà che a Milano proprio non ci so proprio stare ma da qualche mese a questa parte ho iniziato a vedere un bel pò di film girati al Sud. Si tratta perlopiù di pellic...

Sarà che ho nostalgia di casa, sarà che a Milano proprio non ci so proprio stare ma da qualche mese a questa parte ho iniziato a vedere un bel pò di film girati al Sud. Si tratta perlopiù di pellicole ambientate in Campania, Sicilia o Puglia e, se non fosse per il forte accento dei personaggi a caratterizzare il contesto, sarebbe difficile trovare particolari differenze.

Quasi tutte queste produzioni hanno infatti delle caratteristiche comuni; provo ad elencarvi quelle basilari: la presenza di un gruppo di ragazzi di bassa estrazione sociale più o meno cresciuti, criminalità diffusa, luoghi ancorati ad un tempo che non c’è più, poca dimestichezza dei personaggi con la lingua italiana, ritmi lenti e lunghi silenzi, utilizzo di attori non professionisti. Insomma, una sorta di neorealismo 2.0.

Film come Certi bambini di Andrea Frazzi, o Marpiccolo di Alessandro Di Robilant (ma ce ne sono tanti altri) sono indubbiamente piccole gemme che si collocano all’interno di un panorama cinematografico italiano tutt’altro che esaltante. Eppure, non riesco a gioire per queste belle realtà prodotte dalla mia terra. Il mio malessere, o meglio la mia rabbia, è causata dalla continua e costante ghettizzazione (spesso auto inflitta) del Sud, raccontato esclusivamente come un limbo colmo di povertà, ignoranza e criminalità. Unica eccezione Il seme della discordia di Pappi Corsato, ambientato in una Napoli stranamente più vicina a New York che a Forcella. Ma oltre questo, nisba.

Possibile che non si possa descrivere una città del Sud come una normale metropoli dei giorni nostri? Possibile che tutte le commedie o i drammi girati da Roma in su abbiano una dimensione generale, tale per cui sia il valdostano che il catanese possono riconoscersi nella storia o nei personaggi, mentre invece tutte le pellicole girare al Sud sono bloccate, legate in modo iscindibile al territorio? Ma quale territorio poi? A Potenza i ragazzi non usano Facebook come a Milano? A Bari i ragazzi non frequentano l’Università come a Torino? Eppure perchè si continua a dipingere un Sud di periferia, che in certi casi non c’è più da tempo?

Purtroppo non so rispondere a queste domande e spero che se qualcuno leggerà mai questo post avrà la bontà di aiutarmi a capire. Forse è il mercato che ci chiede questo genere di prodotto, che tanto piace ai quei radical chic sempre pronti a lavarsi la propria anima con i guai altrui, o forse è un nostro limite, di noi meridionali, quello di ghettizzarci in una dimensione parallela. Non lo so. So però che, a fronte di tutto questo, evidentemente aveva ragione Massimo che, anni or sono, non capiva perchè il napoletano non era mai visto come un viaggiatore, ma solo come un emigrante.