Alta FedeltàVertenza Om Carrelli di Bari, è cassa integrazione per 274 dipendenti. Si fa avanti il gruppo Calvi

Bari - Un limbo iniziato lo scorso luglio 2011 con l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Bari della OM – Carrelli Elevatori, accompagnato dalla certezza dell'imminente trasferimento dell...

Bari – Un limbo iniziato lo scorso luglio 2011 con l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Bari della OM – Carrelli Elevatori, accompagnato dalla certezza dell’imminente trasferimento della produzione ad Amburgo, e proseguito fino ad oggi tra speranze e disillusioni di un’intesa mai raggiunta (almeno fino ad ora), tra la dirigenza della Kion Group, i rappresentanti sindacali, del governo e delle istituzioni locali, per il progetto di riconversione dello stabilimento in azienda produttrice di taxi ecologici, con il rilancio chiamato Hybrid.

I sindacati e gli operai hanno più volte ribadito di non pretendere alcuna elemosina e “nessuna integrazione sociale”, bensì un progetto concreto di reinserimento lavorativo. La richiesta unanime è stata quella di “capire”. Capire come sia stato possibile che il gruppo Kion abbia potuto esprimere la disponibilità a cercare un nuovo investitore per lo stabilimento, garantendo pieno supporto, a patto non si trattasse di un diretto competitor. Capire come potesse risultare appettibile uno stabilimento, in un momento di forte crisi e recessione economica, legato alle spese di una riconversione. Non sarebbe stato più lungimirante, infatti, utilizzare le maestranze già forgiate dall’esperienza offerte dagli operai, senza necessitare di ulteriori corsi di nuova formazione? Stando alle parole di diversi dipendenti, alcuni importanti investitori dello stesso settore di produzione della Kion Group, avrebbero avuto notevole interesse a proporre un’intesa.

Marco Saltalamacchia, Senior Vice President Sales BMW Europe e President & CEO of BMW Italia S.p.A., a proposito del suo coinvolgimento come potenziale investitore Hybrid, ha dichiarato: “Il progetto Hybrid è certamente un progetto ambizioso e di sicuro ha il merito di essere molto originale, il che rappresenta un vantaggio (non ci sono veri concorrenti) ma può anche essere considerato uno svantaggio (manca una storia che permetta alle banche per esempio di valutarne i rischi)”. E come da accordi la Hybrid aveva presentato, infatti, il piano di reindustrializzazione con relative garanzie e impegni economici necessari da parte dei soggetti coinvolti, mettendo sul tavolo 5 milioni di euro per lo start up del piano. Il progetto non aveva convinto però, non essendo stato ritenuto condivisibile, la OM Still: “Servirebbero almeno 47 milioni di euro”.

A fronte di una nuova intesa mancata, i quasi 300 dipedenti dello stabilimento non hanno smesso di organizzare autonomamente manifestazione e presidi, chiedendo alle istituzioni politiche locali di essere per loro voce e sostegno. Il Sindaco di Bari, Michele Emiliano, non ha mai smesso di supportare la causa dei lavoratori: “Dobbiamo difendere i posti di lavoro, ma anche tutto il patrimonio ideale e industriale, che questa azienda racchiude”.

A dare l’ultima spinta finale al futuro dei lavoratori, l’ultima offerta garantita dall’azienda OM ai lavoratori: niente mobilità a fronte della cassa integrazione di un anno, a 40 mila euro per operaio. Il sindacato ha provato a chiedere il prolungamento dell’ammortizzatore sociale a due anni, a patto che il 30% degli operai lascino prima il posto di lavoro. I lavoratori potranno richiedere come incentivo al reddito, inoltre, un anticipo del TFR rimasto nelle casse dell’azienda: “Siamo stati costretti ad accettare quello che l’azienda ci ha offerto, perché nessuno di noi può permettersi di affrontare una causa. Non accettando non avremmo avuto diritto neanche alla cassa integrazione, bensì ad una immediata lettera di lincenziamento e di conseguenza alla mobilità”, ha dichiarato uno dei dipendenti.

A sparigliare le carte oggi, un nuovo attore interessato al rilevamento dell’azienda: la Calvi Holding, realtà specializzata nella produzione di laminati d’acciaio. A supportare l’iniziativa, la Regione Puglia: Nichi Vendola avrebbe, infatti, già scritto una lettera a Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico. Il piano industriale prevederebbe il reinserimento ed il coinvolgimento di 220-250 addetti, sfruttando le maestranze nel settore dei montanti e altri componenti per carrelli elevatori. Franco Busto, segretario generale della Uilm Uil: “Aspettiamo con impazienza l’incontro con il ministero per capire a che punto sia la trattativa con la Kion e la consistenza della proposta. L’obiettivo è dare un futuro produttivo all’impianto». Appuntamento il 22 giugno a Roma, presso il Ministero, per i prossimi sviluppi.