Storia MinimaIl 5 luglio 2012, il giorno in cui siamo “tornati a casa”

Peter Higgs si commuove e piange davanti a dati; i giovani ricercatori che davanti al Cern ieri hanno fatto capire che cosa significa la ricerca; un pezzo di Italia che pensavamo di non avere o che...

Peter Higgs si commuove e piange davanti a dati; i giovani ricercatori che davanti al Cern ieri hanno fatto capire che cosa significa la ricerca; un pezzo di Italia che pensavamo di non avere o che non nominiamo mai che è protagonista.
La giornata di ieri si riassume in questo. Poi un profluvio di auto elogi intorno all’eccellenza- dal fatto che abbiamo insegnato al mondo il bacio in bocca – anche se tutti lo chiamo “bacio alla francese”, alla scoperta dell’America, all’invenzione della scienza politica come scienza, appunto, alla costruzione del linguaggio musicale. L’elenco è lungo.
Ma la storia è sempre la stessa ovvero l’immagine della nostra identità divisa tra due condizioni: quella che è affezionata all’idea che il passato dica chi siamo e dunque ci dia una rendita di posizione eterna, e quella alle prese con la questione che il nostro presente e il nostri futuro non sono un’automatica conseguenza e ripetizione del passato (eccellente, sorprendente, invidiabile, da primato,…) ma sono il modo in cui , e soprattutto in che proporzioni, quel passato sia parte o meno della nostra quotidianità e non solo un album fotografico di grandi ritratti di un tempo che fu.
Nell’incertezza e per non perdere l’abitudine, intanto si perpetua il teatrino delle nomine RAI, da dove non passa il futuro delle condizioni dell’umanità, e nemmeno la scienza, ma certamente la qualità della vita quotidiana. Se non di tutti, quella di qualcuno. Forse qualcuno ieri ha pensato che potevamo rinascere il 4 luglio. Non era vero. Ben arrivati al 5 luglio, il giorno in cui la normalità ha ripreso il sopravvento.

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