Storia MinimaLa memoria di Monaco ‘72? Le Olimpiadi imparino dalla Norvegia di Breivik

Che cos’è la memoria? E’ quell’atto che testimonia non solo che ci ricordiamo qualcosa, ma che abbiamo riflettuto con attenzione a quell’evento che intendiamo richiamare all’attenzione con il nostr...

Che cos’è la memoria?
E’ quell’atto che testimonia non solo che ci ricordiamo qualcosa, ma che abbiamo riflettuto con attenzione a quell’evento che intendiamo richiamare all’attenzione con il nostro ricordare. Che cosa hanno fatto i norvegesi, in primis i famigliari delle vittime di Utoya (era il 22 luglio del 2011) pochi giorni dopo i fatti?
Si sono dati appuntamento nella piazza antistante la sede del tribunale, sicuri che Breivik li potesse sentire, e hanno intonato Figli dell’arcobaleno”, popolarissima in Norvegia , adattamento di un pezzo di Pete Seeger che parla di uguaglianza e giustizia sociale. L’hanno cantata per ore. per lunghe ore, per sentirsi vicini gli uni agli altri, provare a elaborare un lutto collettivo, ma anche comunicare a Breivik, che quella canzone aveva dichiarato di odiare, che erano più forti di lui.
La memoria non è ricordarsi dell’offesa ricevuta, ma anche saper dire a chi l’ha prodotta che non ce l’ha fatta e dirglielo nella sua lingua, perché è quella che non può far finta di non capire.
Mi piacerebbe che questa stessa logica avesse modo di esprimersi a Londra giovedì sera. Non mi interessa la forma in cui questa si manifesterà. Potrebbe essere anche il solo elenco dei nomi (li metto qui per promemoria. David Berger, Ze’v Friedman, Yossef Gutfreund, Eliezer Halfin, Yossef Romano, Amitzur Shapira, Kehat Shorr, Mark Slavin, André Spitzer, Yakov Springer, Moshe Weinberg) nemmeno pronunciati da un palco, ma scritti, potrebbe essere un testo, anche di una parola in tutte le lingue dei partecipanti
Per dire appunto che quaranta anni dopo (l’anniversario è il 5 settembre), anzi per essere più precisi – 10 giochi olimpici dopo – non ce l’hanno fatta.
Non ci vuole molto coraggio, non è un gesto eroico e non è una concessione. E’ un atto che riguarda noi, rimasti o venuti dopo. Per qualcuno, che si sente dall’altra parte, o che su quell’episodio è indifferente, potrebbe anche essere un gesto di intelligenza politica. Ma si sa se uno l’intelligenza non ce l’ha, non se la può dare.

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