Canta che ti passa. E allora “Bye Bye, Miss American Pie“, cantava il pilota americano mentre sparava il suo obiettivo in carne ed ossa afghano.
Purtroppo per noi non è la scena di un film, ma la nuda realtà, apparsa qualche giorno fa in rete in un video in bianco e nero, con in calce una dedica: “Buon 4 luglio a tutti“. Certo, davvero un macabro modo di festeggiare la Festa dell’Indipendenza.
Dai primi rilievi pare che il filmato sia stato girato nella provincia afghana di Wardak nel 2009, ma questo poco importa. Così come poco importa se la persona che viene colpita, sulle note della celebre canzone di Don McLean, stesse piazzando mine sulla strada, come dicono alcuni, oppure scavando un canale per l’irrigazione, come sostengono altri.
Quello che importa è, invece, che non è certo la prima volta che il comportamento dei soldati americani rischia di far diventare l’ormai proverbiale conquista delle menti e dei cuori del popolo afghano una missione impossibile. A dimostrarlo basta scorrere il calendario di quest’ultimo anno, costellato di vergogne a stelle e strisce.
A gennaio le foto indecorose di soldati che urinavano sui corpi senza vita degli afghani, a febbraio il rogo delle copie del Corano nella base di Bagram e le foto dei marines che sventolavano una bandiera delle SS; a marzo la strage di sedici civili inermi, tra cui tre donne e nove bambini, compiuta nella provincia di Kandahar, da un sergente statunitense. E ancora, ad aprile, altre fotografie che mostravano soldati sorridenti in posa accanto a cadaveri ancora caldi.
Ogni volta da Washington qualcuno, da Leon Panetta, segretario della Difesa americana, al presidente Barack Obama, è stato costretto a chiedere scusa e ogni volta le lancette dell’orologio della fiducia sono tornate indietro di qualche ora.
Perciò serve a poco lo status concesso all’Afghanistan di “maggiore alleato non-membro della Nato”, annunciato ieri da Hillary Clinton in visita a Kabul.
Di certo, questa definizione lascia in bocca un retrogusto amaro, pensando a quel soldato che cantava mentre uccideva un afghano.