Punto e a CapoQuando una donna è assassinata #nonraccontoscuse!

81 donne uccise dall’inizio dell’anno, 81 femminicidi, inclusi due uomini e tre bambini vittime collaterali, come riporta Femminismo a Sud.Praticamente, ogni tre giorni viene uccisa una donna per m...

81 donne uccise dall’inizio dell’anno, 81 femminicidi, inclusi due uomini e tre bambini vittime collaterali, come riporta Femminismo a Sud.

Praticamente, ogni tre giorni viene uccisa una donna per mano del proprio partner, e, non siamo a Ciudad Juarez ma nella civilissima Italia.

Secondo l’ultimo rapporto speciale sulla violenza contro le donne, presentato da Rashida Manjoo, “il femminicidio è crimine di Stato tollerato dalle istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne che vivono diverse forme di discriminazione e violenza”.

Un monito verso quanti abbiano ancora intenzione di perpetuare violenze verso le donne è arrivato, però, ieri dalla decisione del Tribunale di Torino che ha condannato tramite rito abbreviato all’ergastolo Abdelilah Intaj che nel mese di Aprile del 2011 uccise l’ex compagna per gelosia.
Massimo della pena anche per Camassa, l’ agricoltore 43enne che nel 2002 uccise brutalmente Angela Petrachi, 31 anni, nelle campagne di Melendugno, Lecce.
Il Consiglio Regionale della Campania ha varato, invece, oggi la Legge sulla violenza di genere, provvedimento, fortemente sostenuto dal consigliere Bianca D’Angelo.

Ma la strada da fare è ancora tanta, e va ricordato come il femminicidio sia riportato, troppo spesso, male anche dal mondo dell’informazione, che si ostina, nella migliore delle ipotesi a chiamarlo “delitto passionale” o, ad adoperare termini, nella maggioranza dei casi giustificativi, come raptus, cieco d’amore, incapace di accettare la separazione, e, che dimostra di essere ancora lontano dal definire correttamente il fenomeno.

Perciò, dall’idea e dalla matita di Anarkikka, è nata la campagna Non sono un #mediacomplice! http://www.facebook.com/events/375244459208255/ che si rivolge a tutti i media, bloggers, mezzi di informazione, utenti del web invitandoli ad assumersi la responsabilità di cambiare il linguaggio utilizzato nel raccontare l’assassinio di una donna.

Adottiamo il “bollino“, ad indicare la nostra adesione ad una comunicazione corretta e rispettosa delle donne vittime di violenza.

Un uomo che uccide una donna è solo un uomo che ha ucciso una donna, un omicida. Non “raccontiamoci scuse”…