(Es)cogito, ergo sumSpending review: l’ascia raddoppia, ma la Discoteca di Stato non si tocca

  La parola d’ordine è tagliare. La crisi incombe, l’Europa impone drastiche misure e il governo italiano, da bravo scolaretto, taglia senza scrupolo alcuno. E così accade che il famoso taglio nett...

La parola d’ordine è tagliare. La crisi incombe, l’Europa impone drastiche misure e il governo italiano, da bravo scolaretto, taglia senza scrupolo alcuno. E così accade che il famoso taglio netto per dividere la ragione dal torto, cercato invano da Alessandro Manzoni, si presenti sotto forma di scure recidendo rami ma, talvolta, anche radici.

A finire sotto le forbici del governo stavolta è una cattedrale della memoria nazionale come la Discoteca di Stato, un Istituto pubblico che dal 2008 ha preso il nome di “Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi”. Fondata nel 1928 la Discoteca di Stato custodisce la memoria sonora del nostro Paese,un patrimonio prezioso di cinquecentomila supporti archiviati: canti, dialetti, folk, lirica, melodramma. Insomma, quasi un secolo di storia conservato sotto forma di suoni e voci.

Tra le testimonianze più preziose, una registrazione datata 29 marzo 1903 di Papa Leone XIII e poi le voci della storia: il generale Armando Diaz, Vittorio Emanuele III, Guglielmo Marconi, e ancora scienziati e poeti.

Ora tutto questo prezioso materiale digitalizzato rischia di restare vittima dei tagli di spesa o, come dicono quelli che parlano bene, della ‘spending review’. Ma la Discoteca di Stato non è di nostra proprietà; appartiene ai nostri figli, ai nostri nipoti e non possiamo permetterci che venga chiusa. Se lo fosse, cosa accadrebbe a questo patrimonio? A quanto pare, una volta soppressa, dovrebbe essere gestita dalla Direzione dei Beni Culturali, ma sarà ancora possibile ascoltare, leggere, studiare e conservare?

Caro Monti, ben vengano i tagli, se c’è da tagliare ma come mai, per esempio, non si riescono ancora ad abolire i cosiddetti Enti Strumentali (tra i quali le famigerate Comunità Montane a livello del mare) che non si capisce bene a cosa servano e che gravano pesantemente sul bilancio dello Stato? E perché lo stipendio di deputati e senatori, quelle rare volte che viene intaccato, subisce solo tagli marginali?

Eppure, la legge del taglione dovrebbe valere per tutti.

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