Alta FedeltàStoria ragionata del Petruzzelli di Bari. Se ha senso (ri)aprire un Teatro e metterne al bando i lavoratori

C’era una volta. Mandate a letto i bambini, lasciate da parte le lauree ed i diplomi, approfittate dei cinque minuti di pausa dal lavoro, lasciate stare il mare perché tanto ad attendervi è solo i...

C’era una volta. Mandate a letto i bambini, lasciate da parte le lauree ed i diplomi, approfittate dei cinque minuti di pausa dal lavoro, lasciate stare il mare perché tanto ad attendervi è solo il traffico (e la metamorfosi nell’automobilista “incazzato” di Gioele Dix). Armatevi di sola pazienza. Tanta.

Bari – Il Teatro Petruzzelli, per chiunque non sia pugliese, è un simbolo non immediato e meritevole di una lettura approfondita, che affonda le radici nel territorio barese, districandosi tra le ambizioni oneste di alcuni artisti ed imprenditori illuminati e l’inconcludenza di diverse “macchiette” ed Azzeccagarbugli. Lo spaccato di una Città, e non solo, che nasce tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, raccontando attraverso gli anni le dicotomie di un Mezzogiorno capace ma non sempre consapevole: perverse amministrazioni e l’incendio del 1991 hanno poi, fatto il resto. Tra la nascita su suolo pubblico, i processi penali riguardanti l’incendio, durati quasi un ventennio, i diciotto anni attesi per vederlo ricostruito dopo il rogo: il Teatro non ha mai avuto vita semplice.

L’iter ha un che della Passione. L’assoluzione degli imputati accusati di essere i mandanti e la condanna degli esecutori materiali del fatto. Il procedimento che vide coinvolta la famiglia Messeni Nemagna ed il gestore temporaneo di allora, Ferdinando Pinto, accusato di non aver assicurato il Teatro, conclusosi con la condanna di quest’ultimo a pagare un risarcimento di 57 miliardi di lire, in favore dei proprietari del Teatro. Il “Protocollo d’intesa” che nel 21 novembre 2002, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, sottoscritto tra la famiglia proprietaria del Teatro ed il Comune, la Provincia di Bari e la Regione Puglia.

Passano così gli anni richiesti dall’intesa pubblico-privato per la ricostruzione, scattano le penali dovute dagli enti locali per ogni anno di ritardo. Da una somma di 60 miliardi di lire si arrivano a spendere più di 50 milioni di euro, fino all’inaugurazione del politeama barese nel 4 ottobre 2009. Diverse le difficoltà anche nella gestione ed amministrazione del Teatro, tanto da arrivare al commissariamento della Fondazione Petruzzelli, ad opera del Ministro Lorenzo Ornaghi, affidato a Carlo Fuortes, già amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma che gestisce l’Auditorium Parco della Musica: “E’ mio auspicio che la nomina di Fuortes possa ristabilire in tempi brevi il regolare funzionamento della Fondazione e instaurare un clima di serena collaborazione, attraverso il necessario coinvolgimento degli enti territoriali e dei soci fondatori”, le parole del Ministro dei Beni Culturali in più di un’occasione.

“Ho piena fiducia in lui e ritengo che sia la persona giusta al posto giusto”: con queste parole il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha accolto Fuortes in qualità di commissario. “L’ho incontrato – le parole di Emiliano – e resto dell’idea che la nomina di un commissario era ed è l’unica possibilità per salvare la Fondazione Petruzzelli dal fisiologico squilibrio di risorse economiche”. Parole che stridono, ad oggi, se rapportate alle dichiarazioni della Cgil Bari: “Da quando Carlo Fuortes è commissario straordinario della fondazione le cose stanno peggiorando”. Nel mirino del sindacato i numeri del bilancio preventivo 2012: “Per noi c’è stato un ricarico sui costi del personale di oltre un milione e trecentomila euro. Il costo del lavoro totale stimato dalla fondazione è di sei milioni e 933 mila euro, mentre quello calcolato da noi è di cinque milioni e 592mila euro”. Per la Cgil la fondazione commissariata ha calcolato al rialzo quasi tutti i costi, fatta eccezione quelli riguardanti “le retribuzioni aggiuntive, gli straordinari e le indennità varie che sono state stimate in 100mila euro mentre per noi sono 400mila”. Un altro dato in “controtendenza” secondo il sindacato? I costi stimati per i 22 amministrativi con contratto intermittente: per la fondazione circa 596mila euro, per la Cgil circa 618mila. Per quanto riguarda i 12 amministrativi a tempo indeterminato, secondo la fondazione più di 724mila euro, per la Cgil 641mila. I dieci tecnici a tempo determinato sarebbero costati secondo il bilancio di previsione 436.665 euro, secondo la Cgil circa 251mila euro. I 14 orchestrali a tempo determinato? Per la fondazione 770mila euro mentre per la Cgil, moltiplicando i Cud di ognuno, 596mila euro. Un matrimonio finito già all’Altare, insomma.

Ed arriviamo ad oggi. “Dalla legge indicazioni chiare”: la fondazione ha così chiuso definitivamente le richieste avanzate da mesi dalla Slc Cgil e dai lavoratori, i quali chiedevano la possibilità di riconoscere, a chi ha già lavorato per il Teatro, un diritto di precedenza. Ecco che quindi, la fondazione potrà assumere soltanto attraverso procedure di evidenza pubblica.

Ho provato a capire allora, la fitta sassaiola dell’ingiuria che gira intorno alla Fondazione ed ho trovato tanti musicisti, orchestrali, artisti del coro preparati e fortemente apprezzati all’estero, ma estremamente sottostimati nel proprio Paese. “Nemo propheta in patria,” – direbbe qualcuno – “sai che novità”. Eppure i lavoratori del Petruzzelli devono fare i conti giornalmente con la consapevolezza di vivere una colpa non propria, cosa non semplice, come ad esempio Vincenzo: “Un aspetto rimprovero a Fuortes più di tanti. Non ha fatto il minimo tentativo di qualificare e valorizzare le professionalità già esistenti e, lo garantisco, molto qualificate. Non ci ha pensato minimamente a interrompere la collaborazione con coloro che avevano un contratto in scadenza, e ha emarginato, il sindacato parlerebbe di mobbing, chi già stabile nella Fondazione. Il risultato è riscontrabile, il teatro boccheggia e non certo per il caldo, ma per tanta stupidità ed ignoranza di chi oggi lo gestisce”. E prosegue: “Ho ancora un rancore, per come è stato maltrattato e buttato via Giandomenico Vaccari, il nostro sovrintendente, la sua dedizione, il suo amore per il teatro e la sua capacità professionale ci mancano e ci mancheranno fino a quando non riprenderà il suo posto. Lui era capace di intrattenere un rapporto diretto con il pubblico”.

Nel frattempo il commissario Carlo Fuortes, forte dell’appoggio ministeriale, ha portato avanti le procedure di selezione per formare una graduatoria di merito e di idoneità, per le quali sono stati già pubblicati i bandi con scadenza il 9 agosto. Altri lavoratori e musicisti come Mauro, però, non ci stanno: “Quando la realtà viene stravolta da menzogne e brigantaggio bisognerebbe arrestare i responsabili e trattarli come sciacalli sorpresi a derubare la gente inerte. Questo è quello che sta accadendo al Teatro Petruzzelli di Bari. In poco più di 2 anni il Teatro si è imposto a livello internazionale, senza mai avere critiche negative e con risultati a dir poco invidiabili. Nel giro di pochi mesi, è stato cancellato tutto quello che avevamo costruito con fiducia e professionalità per dare spazio a illusioni di lavoro. Il concorso è una farsa, non è altro che una semplice audizione. Sono amareggiato – ha concluso – perché la figura del musicista viene calpestata per l’ennesima volta creando la solita guerra dei poveri”. Rosa, artista del coro, mi ha sottoposto un altro aspetto non poco ambiguo: “Tutti i lavoratori del Petruzzelli hanno il diritto di lavorare e continuare a fare quello che hanno fatto egregiamente per anni ma gli aventi diritto alla chiamata, sono solo gli artisti del coro. Questo perché nel 2006 hanno sostenuto un’audizione pubblica, con tanto di bando seguita dalla continuità lavorativa di 6 anni: elementi fondamentali e imprescindibili per acquisire il diritto della chiamata. Aggiungo, inoltre, che la tanto citata legge 100 non annulla assolutamente gli articoli del contratto nazionale del lavoro, soprattutto un diritto acquisito prima che questa venisse promulgata”.

Nel frattempo, a conclusione dell’incontro convocato ieri pomeriggio a Roma dal Ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, relativamente alle questioni del Teatro, il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha detto: “Ho espresso al Ministro Ornaghi il forte apprezzamento per l’avvio del processo di risanamento finanziario della Fondazione Petruzzelli e la soddisfazione per il rinnovo dell’incarico commissariale a Carlo Fuortes per altri 6 mesi. In pari tempo, assieme al Comune di Bari e alla Provincia di Bari, ho chiesto al Ministro di presentare un apposito disegno di legge attraverso cui effettuare l’esproprio del Teatro Petruzzelli con indennizzo ai vecchi proprietari”. Il Comune di Bari si è anche pronunciato negativamente a proposito del taglio di 500mila euro nei contributi da destinare alla Fondazione: la proposta avanzata e fortemente voluta dal Sindaco Emiliano, probabilmente per lanciare un segnale al commissario, è stata bocciata sia dal centrodestra, sia da Sel e sia da parte dello stesso Pd. Nelle intenzioni del Comune, quei fondi tolti al Petruzzelli avrebbero dovuto essere destinati ai piccoli teatri.

I lavoratori comunque, seppur non rispettati neanche gli accordi delle giornate lavorative sia dell’orchestra e sia del coro, perseverano nella mobilitazione attiva attraverso continue manifestazioni. Per la prima del Don Giovanni di Mozart prevista il 10 settembre intanto, mancando di una graduatoria e non avendo il tempo necessario per completare l’iter per la formazione dell’organico attraverso un concorso, l’Ente ha deciso di procedere con un “sorteggio”. Un sorteggio che decreterà i nomi dei 47 artisti che andranno a completare la formazione del Don Giovanni. E dalla Rete, provocatoriamente, chiedono: “Il teatro è chiuso da Maggio e lo sarà sino ai primi di Settembre. Perché nessuno fa notare questa cosa? 51 milioni di euro per la ricostruzione per un teatro chiuso?”.

“Per porre una domanda è necessaria saggezza, per fornire una risposta basterebbe del buon senso”.

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