Opportune et importuneTutti sani, belli e perfetti: il vero obiettivo della religione salutista

L'ultima crociata, poi finita nel nulla, lanciata dal governo dei tecnici qualche tempo fa contro bibite gassate, sigarette e slot machines ha suscitato, comprensibilmente, molte polemiche e levate...

L’ultima crociata, poi finita nel nulla, lanciata dal governo dei tecnici qualche tempo fa contro bibite gassate, sigarette e slot machines ha suscitato, comprensibilmente, molte polemiche e levate di scudi. «Con la scusa della salute, ci vogliono tassare ancora», hanno detto alcuni. Giusto. «È una deriva da stato etico», hanno rincarato altri. Vero. La posta in gioco, però, è un’altra ed è ben più importante delle pur sacrosante critiche che ci sono state. Rendere virtuosi per legge è pretesa impossibile, oltre che demenziale e pericolosa. La virtù, infatti, come il vizio, ha a che fare con la libertà di ciascuno di noi.
A ben vedere, però, l’obiettivo finale della religione salutista, con tutti i divieti che ci propina ogni giorno accompagnandoli a quella dose insopportabile di moralismo e paternalismo, è di renderci tutti, almeno nel breve periodo, “più sani e più belli”. In forma e in salute. Quasi perfetti, insomma. Nel lungo periodo, però, l’obiettivo è un altro e ben più ambizioso: prolungare la vita il più possibile («se si è in buona salute, fino a 120 anni si può arrivare tranquillamente», è il mantra preferito da Umberto Veronesi). E, magari, fare anche un pensierino all’immortalità.
La prospettiva della cultura contemporanea è essenzialmente secolare, rifiuta ogni dimensione “altra” bollandola come stupida credenza di qualcuno ancora fissato con la religione. Di conseguenza, tutti gli sforzi – di una certa scienza medica che trova cassa di risonanza in certe leggi – è prolungare l’esistenza con qualsiasi mezzo. Anche attraverso la “virtù di stato”. Perché il vero e grande scandalo, insopportabile agli occhi dell’ideologia progressista, è proprio la malattia, la sofferenza, la stessa morte. In una parola sola: il limite.

Con quest’utopia della vita infinita, della perfezione, della salute a tutti i costi – anche a colpi di decreti legge – è come se si volesse estirpare dalla coscienza degli uomini quella dimensione di limite, di imperfezione che invece le è costitutiva. E che cos’è, anzi cosa diventa, l’uomo privato di questa dimensione se non una creatura sempre più artificiale? E, proprio per questo, sempre più manipolabile?

Il salutismo, che vuole persino impedire di farci un bicchiere di vino perché altrimenti ci toglie la patente, non rispetta l’uomo nella sua libertà e dignità perché lo tratta da suddito. Anche il diritto viene snaturato nella sua funzione perché anziché tutelarci dalle aggressioni cerca addirittura di renderci “più buoni”. E, infine, provvedimenti del genere (in Australia, ad esempio, si vuole rendere reato il vizio del fumo per gli adolescenti) dilatano in maniera illimitata il potere dello Stato, il quale meno c’è e meglio è. Per tutti.

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