MamboLa novità di Renzi e le rivoluzioni di Grillo sono roba già vista. Per favore, dateci politica

Guido Ferrarini e Paolo Briziobello nel loro blog, così come Marco Sarti in un articolo, tutti e tre su “Linkiesta”, raccontano le folle entusiaste che aspettano il passaggio di Matteo Renzi o di B...

Guido Ferrarini e Paolo Briziobello nel loro blog, così come Marco Sarti in un articolo, tutti e tre su “Linkiesta”, raccontano le folle entusiaste che aspettano il passaggio di Matteo Renzi o di Beppe Grillo. E invitano informazione e pubblico a prendere atto della novità. Chi ha memoria ricorda che lo stesso entusiasmo suscitò Mario Segni, poi Berlusconi, poi Fini, il Veltroni del post Lingotto, il D’Alema meridionalista delle europee, e oggi, ammirabile nella sua discrezione, anche il bistrattato Pier Luigi Bersani. Lo scrivo perché, se dovessimo giudicare la bontà della politica dal fervore degli entusiasti, cascheremmo male. Ovvero andremmo per strade diverse e spesso diametralmente contrapposte.

Ha ragione Marco Sarti quando dice che l’informazione cade nella trappola di Grillo descrivendolo solo come un guitto. Grillo è un uomo politico di lunga lena. Nel suo recente libro sulla seconda repubblica, la storica Simona Colarizi documenta i tanti tentativi dell’ex comico di sfondare in politica che datano fin dalla fine della prima repubblica. Grillo pertanto va giudicato per quello che propone, e la sua gente per lo schema che approva. Uno schema che non è molto democratico perché corregge la democrazia plebiscitaria con l’aggiunta della rete ma affida tutte, dico tutte, le decisioni a un consesso talmente ristretto da essere formato da due sole persone.

Renzi è una novità altrettanto clamorosa dal punto di vista mediatico. Solo che le idee che propone sono già in circolo a destra come a sinistra da decenni, almeno dal Martelli dei meriti e bisogni. Insomma le abbiamo già lette dentro schemi politici e culturali che sostenevano il nuovo Psi craxiano, il Pci migliorista, i ds dalemiani, il Pd veltroniano. Anche Renzi si vanta di essere molto democratico. È un peccato che i suoi supporter devono, secondo lui, votare in silenzio e segretezza e dopo il voto non si capisce quale consesso democratico controllerà il leader che ha di suo distrutto ogni struttura accusandola di pesantezza e di antichità e vuole far diventare desaparecidos i votanti.

In questo ginepraio resta solo il bandolo della matassa della politica. Cioè si vota per il progetto che si sente più vicino al proprio modo di intendere la vita pubblica. Ogni altra categoria è demagogica e fuorviante e soprattutto non c’è niente di nuovo sotto il sole. Stanno da tempo circolando le solite anticaglie post-ideologiche. È dall’89 che l’Occidente scopre l’acqua calda essendo più orfano del comunismo di quei comunisti sconfitti che se ne sono fatti un a ragione. 

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