Tabula rasaLa Silicon Valley vista da vicino

Un paio di osservazioni su Silicon Valley, dopo qualche settimana di permanenza da queste parti: 1. Tra i miti da sfatare, almeno parzialmente, c'è quello dell'imprenditore 20enne che abbandona l'u...

Un paio di osservazioni su Silicon Valley, dopo qualche settimana di permanenza da queste parti:

1. Tra i miti da sfatare, almeno parzialmente, c’è quello dell’imprenditore 20enne che abbandona l’università. Certo, ci sono casi eclatanti, ed è forse vero che le idee rivoluzionarie nascono da giovani con la mente fresca. Ma si incontrano anche tanti imprenditori “adulti” che hanno costruito un po’ alla volta business più che legittimi, o che si mettono in proprio dopo anni di esperienza in grandi aziende.

2. Altro falso mito è quello dell’idea geniale che si vende da sé. L’execution, sento dire spesso, fa il 90% del successo di un’impresa. Le idee abbondano ma è la capacità di trasformarle in business che fa la differenza. Per questo moltissime start-up sono lanciate da due o più co-fondatori, divisi tra tecnici e esperti di prodotto/settore, e molti fondi di venture capital attribuiscono grande valore alla composizione del team.

3. Visto che è l’execution a fare la differenza, c’è molta meno cautela nel condividere un’idea, o almeno il concetto. I coffee shop di Palo Alto, Menlo Park e San Francisco sono sale di riunione aperte al pubblico, dove e’ frequentissimo incontrare imprenditori e investitori. Le conversazioni avvengono alla luce del sole. Mi hanno raccontato che l’acquisizione di Yammer da parte di Microsoft nel giugno scorso ($1.2 miliardi) è stata negoziata al bar di fronte alla stazione di San Francisco, e pre-annunciata su Twitter dal signore del tavolo a fianco.

4. Il mercato delle start-up è iper-concorrenziale e non è così semplice trovare finanziatori. La disponibilità di fondi è sicuramente maggiore che in Europa, ma molto maggiore è anche il numero di bocche da sfamare. Molti business model sono stati sperimentati in tutte le salse, ed è difficile distinguersi. Aiuta avere già un successo imprenditoriale alle spalle. A parte quello, pitch affinato, lavoro metodico di networking e perseveranza sono ingredienti fondamentali. Degli Europei sento talvolta dire che sono tecnicamente bravi ma deboli nel marketing, anche per motivi linguistici.

5. La propensione al rischio è decisamente più alta che in Europa. Molti investitori puntano su un concetto e un team, finanziando la primissima fase di sperimentazione di un prodotto. I neo-laureati spesso rinunciano a buona parte del salario in cambio di azioni non quotate e dal valore imprevedibile, magari riciclandosi di start-up in start-up. Alcuni studi legali posticipano l’incasso delle fatture in cambio di azioni. In generale, la scommessa e la perseveranza sono fonti di ammirazione. Credo sia questo il vero punto di forza della Silicon Valley, ed è purtroppo difficilmente replicabile perché rispecchia la cultura del luogo e del paese.

6. Di ruolo del governo non parla mai nessuno – una bella boccata d’ossigeno!

Twitter: @GianniLorenzato

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