MamboMa Veltroni e D’Alema hanno gestito la fine del Pci, mica bruscolini

Il differente atteggiamento fra Walter Veltroni e Massimo D’Alema in tema di ricandidatura non rimanda solo al diverso carattere. Qualche tempo fa eravamo sul punto di vedere la scena attuale roves...

Il differente atteggiamento fra Walter Veltroni e Massimo D’Alema in tema di ricandidatura non rimanda solo al diverso carattere. Qualche tempo fa eravamo sul punto di vedere la scena attuale rovesciata con Massimo che rinuncia e Walter che ne è spiazzato. Non è accaduto per puro caso.

Tuttavia nel gesto di Veltroni e nel mancato ritiro di D’Alema si realizza la differenza più eclatante fra due diverse modalità di leadership. Walter, anche in questo caso, si rivela leader del partito liquido. Il suo mondo è poco strutturato, più trasversale, persino volatile e quindi il suo leader è un uomo più libero, qualunque cosa faccia sa di avere l’approvazione dei suoi seguaci perché il suo destino è interamente nelle sue mani. Non a caso fu lui l’uomo del voto plebiscitario dei fax che lo avrebbe incoronato volentieri segretario del partito con un decennio e più di anticipo.

Massimo è invece l’uomo del partito al quale demanda con sincerità la scelta finale. Non a caso la raccolta di firme investe quasi tutto il gruppo dirigente del suo partito nel mezzogiorno. È, Massimo, l’esponente apicale del partito solido, quello costruito su uomini e strutture, ben organizzato (si fa per dire) che non consente al leader la stessa libertà di movimento. Il suo radicamento lo rende forte ma al tempo stesso lo limita, gli mette il piombo nelle ali.

Se il mondo di Walter si sente liberato dalla sua rinuncia e può essere fiero del suo capo, quello di Massimo sarebbe depresso dalla sua uscita di scena perché non saprebbe che cosa fare e con chi. Non a caso Massimo, quando Walter ebbe la maggioranza dei fax, fece il pieno del suo gruppo dirigente e divenne segretario del Pds. Questa differenza fra di due, che i sostenitori dell’uno e dell’altro hanno rappresentato in vario modo, è al fondo di tante altre differenti scelte. È per questo che può accadere che Massimo si possa dimettere da un incarico pubblico – lo fece da premier – ma difficilmente da un incarico di partito, mentre Walter si è dimesso persino da segretario del partito. Se si allontanassero entrambi, paradossalmente, non sarebbe un bel giorno per rottamatori e giovani turchi.

Oggi sulla graticola sono loro due, Walter e Massimo, il secondo più del primo, domani toccherebbe ai loro successori avendo sugli spalti ad osservare sornioni la difficile partita due vecchie volpi irridenti. Perché ciò che non ha capito Renzi è che oggi tanti plaudono al ritiro ma domani tanti saranno nostalgici. È così che accade in politica. Tanto livore che poi si trasforma in nostalgia canaglia alle prime difficoltà del nuovo che avanza.

Perché una cosa Renzi e i giovani turchi non devono dimenticare. Quei due hanno retto la botta dello scioglimento del più grande partito comunista di Occidente avendone provocato la fine. Tutti si sono dimenticati che cosa fu quella stagione e quali rischi corse la sinistra italiana. I due ragazzi, con tutta la compagnia cantante, mostrarono due attributi così. I loro successori finora sono bravi a fare interviste. Va bene anche così, non si sorprendano però se la battaglia che oggi stanno vincendo domani sarà il loro tormento. È per questo che da settimane li invito a dire qualcosa di più sull’Italia. Non qualcosa di sinistra, ma qualcosa di italiano, che è poi, al punto in cui sono giunte le cose, lo stesso. Scusate la vecchia ispirazione togliattiana. 

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