MamboSolo in Italia per le primarie si mette in discussione un intero partito

  Avrebbe dovuto essere la domenica di Renzi, quella in cui il sindaco di Firenze avrebbe detto con chiarezza quel che vuol fare e esposto la sua filosofia politica. Detto in breve, la domenica in...

Avrebbe dovuto essere la domenica di Renzi, quella in cui il sindaco di Firenze avrebbe detto con chiarezza quel che vuol fare e esposto la sua filosofia politica. Detto in breve, la domenica in cui avrebbe chiuso con la “rottamazione” per passare alla fase in cui l’essere “contro” lasciava il posto all’essere “per”. Non si è visto niente. Invece continua la litania vittimistica su quelli che non vogliono lasciarlo vincere. Vediamo gli argomenti.

Renzi si lamenta che i suoi avversari e contraddittori lo accusino di voler sfasciare il partito e che alludano a una severa lotta politica dopo le primarie nel caso il sindaco di Firenze riuscisse a portare a casa lo scalpo, si fa per dire, di Bersani. Queste primarie, tuttavia, hanno una caratteristica unica nel panorama mondiale, sì: mondiale, delle primarie. Dappertutto esse si svolgano sono una gara senza esclusione di colpi fra due candidati che mettono in discussione le capacità dell’altro e valorizzano le proprie anche, e direi soprattutto, con l’enunciazione di progetti difformi. Solo in Italia le primarie per la scelta del premier di uno schieramento si stanno svolgendo mettendo in discussione la natura di un partito, la sua cultura, la sua storia, la sua intera classe dirigente.

È una specie di congresso di rifondazione. L’idea che questa sia la posta in gioco rende inevitabile che chi non la condivida non solo combatta ma si prepari all’appuntamento congressuale vero e proprio. Non ti fai sciogliere un partito così in una campagna elettorale a volo d’uccello. C’è un diritto degli iscritti e dei fondatori a dire la propria sulla creatura su cui hanno speso energie, passioni, denaro. Mi sembra l’abc, invece Renzi vuole che la battaglia si svolga senza avversari, che la sua verità sia accettata da tutti e che gli si stenda un tappeto rosso. Invece deve combattere e, come in tutti i combattimenti, dalla guerra al pugilato ai duelli elettorali, deve sapere che chi perde si fa male e chi vince deve convincere. Non puoi spiantare un partito dalla sinistra, battezzare di sinistra alcune idee, abbastanza vecchiotte, e poi pretendere l’applauso di tutti. Altrettanto vittimistica sta diventando questa litania sulle regole.

Personalmente lascerei le cose come sono ma vediamo quale sarebbe il vulnus introdotto o che si potrebbe introdurre con primarie più regolate. Si chiede una iscrizione in un luogo diverso dal voto. Lo trovo seccante, ma è così drammatico chiedere a chi ha voglia di partecipare di fare questo piccolo sacrificio? Altrettanto scandalo solleva la regola che chi non ha votato nel primo turno non voti per il secondo. Possiamo spaccare il capello in quattro ma il tema è semplice: vota chi ha interesse per il Pd e lo dimostra partecipando all’intera sua vita mentre Renzi vuol dare un diritto in più all’elettore “passeggero”, quello che non si impegna, che si trova lì per caso, per dispetto, per capriccio.

È bene chiarire allora che su questa regoletta si scontrano due visioni: la prima dice che un partito è un leader più il suo elettorato sfuggente, che passa e va, salvo a ritornare quando sarà riconvocato. La seconda invece, pur non accettando più il rigido schema iscritti/non iscritti, vuole dare peso e valore a chi “fatica” per un partito, lo ha effettivamente scelto, ha insomma un diritto di partecipazione forgiato da un modesto sacrificio di tempo e di energie. Sono entrambi due partiti liquidi ma il primo è anche evanescente ed esalta il potere dell’eletto e il peso del voto occasionale, l’altro stabilisce un maggior vincolo fra eletto e elettore e soprattutto àncora l’eletto a gente concreta, visibile, non capitata lì per caso, per curiosità, per capriccio.

Solo chi pensa che la democrazia sia panna montata può preferire l’una soluzione sull’altra. Chi invece pensa che democrazia e partecipazione sono cose sostanziose non può non capire che dietro la pedanteria di alcune regole c’è la voglia di un patto fra elettore ed eletto. Così tanto per mettere sullo stesso piano un disgraziato che si fa un coso così per costruire un partito e chi atterra dalle Cayman e vuole decidere per tutti.

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