MamboA conti fatti, queste primarie combattute hanno riacceso la democrazia nel partito

Il probabile successo delle primarie, chiunque vinca, dovrà far riflettere su questo strumento di partecipazione democratica. Vi sono come è noto due scuole. C’è quella che le vede come il dato gen...

Il probabile successo delle primarie, chiunque vinca, dovrà far riflettere su questo strumento di partecipazione democratica. Vi sono come è noto due scuole. C’è quella che le vede come il dato genetico del partito. C’è chi invece le sopporta temendo che svalutino il tentativo di radicare il partito nel territorio.

Sta accadendo che le primarie di domenica saranno sicuramente ad alta partecipazione e che buona parte di questa partecipazione è stata sollecitata da una ripresa di vitalità delle strutture di base, oltre che di comitati vari. La novità di queste primarie, ben più di quelle che videro contrapposti Bersani e Franceschini e a differenza di tutte le altre convocate senza concorrenti, è che sono state contrassegnate da una vera differenza di proposta politica e di leadership.

I cinque competitor sono assai diversi l’uno dall’altro e la vittoria dell’uno o dell’altro potrebbe dar vita a differenti modi di interpretare una politica di centro-sinistra. È ovvio che chi ha fatto delle primarie la propria bandiera tragga dal probabile successo di folla di domenica ragioni per sostenere la propria tesi. È altrettanto evidente che chi ha immaginato un centro-sinistra meno liquido colga l’occasione per dire che le primarie sono tanto più vere quanto più coinvolgono molteplici strutture organizzate. È una discussione che può andare avanti per le lunghe. Quel che in sintesi si può dire è che le primarie sono uno strumento alto di partecipazione politica se sono vere, se cioè mostrano una reale contrapposizione non soffocata dalla paura della scissione.

La candidatura di Renzi in questo senso è stata positiva perché ha evitato al Pd le solite primarie plebiscitarie che avrebbero corso anche il rischio di essere poco partecipate.

L’altra lezione da trarre è che se è vero che queste primarie hanno visto in campo anche strutture elettorali legate ai candidati insediate nel territorio, senza l’apporto del partito precedentemente radicato, esse sarebbero state destinate al fallimento. In queste settimane il Pd dovrebbe aver scoperto che è utile e salutare contrapporsi al proprio interno con progetti e leader differenti e che questa contrapposizione diventa virtuosa se si fonda su un partito che c’è.

La stagione che crediamo di avere alle spalle e che invece tanta ombra fa ancora su di noi è stata caratterizzata da una versione del partito carismatico in cui l’elemento plebiscitario e padronale è stato prorompente.

Il Pd si è salvato dallo sfracello attuale, che investe formazioni padronali di destra o di centro-sinistra, perché ha continuato a presentarsi come un partito in cui ci si poteva iscrivere e in cui si poteva vivere. Forse è ancora troppo poco, forse l’opera di distruzione delle strutture territoriali è andata tropo avanti, forse la suggestione del partito liquido è ancora troppo forte, sta di fatto che se domenica saranno in campo alcune decine di migliaia di volontari che dovranno governare l’afflusso nei seggi, essi rappresentano la più concreta apologia del partito pesante.

Stiamo andando incontro ad una stagione della vita democratica in cui non solo si consumeranno fino in fondo i partiti personali (accadrà anche per il duo Grillo-Casaleggio) ma ci sarà bisogno di tornare a immaginare partiti che siano veicoli di partecipazione e di proposta sulla base di chiari orientamenti politico-ideali.

Non si entrerà sempre più in Europa se non si immaginerà che un cittadino di sinistra del Nord della Germania abbia la stessa visione di un cittadino del Sud della Sicilia perché votano per lo stesso partito. Ci sarà una unificazione politica dal basso che richiederà a scala europea quello che sono stati a scala nazionale i partiti che hanno sostituito le vecchie consorterie politiche e personali preunitarie. Altrove in Europa sono già pronti e devono affrontare l’ammodernamento dello strumento-partito. Qui dobbiamo ricostruire. Domenica è una buona tappa.  

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