The Young PostBattiato, meglio cantautore che politico

Dopo un lungo rincorrersi di voci, il 6 novembre, Franco Battiato è stato nominato assessore al Turismo e allo Spettacolo dal neo presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta. Una decisione c...

Dopo un lungo rincorrersi di voci, il 6 novembre, Franco Battiato è stato nominato assessore al Turismo e allo Spettacolo dal neo presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta. Una decisione che ha lasciato non poche perplessità nel mondo politico, complici anche alcune dichiarazioni poco felici del cantautore siciliano. La nomina ad assessore segue di alcuni giorni l’uscita del suo ventottesimo album in carriera. E una cosa è certa: ascoltandolo, per fortuna, ci dimenticheremo per un po’ del Battiato politico che tanto ha fatto discutere di sé in questi giorni. “Apriti Sesamo” (Universal Music) si presenta infatti come un lavoro originale, pieno di riferimenti musicali e letterari sopraffini, ma soprattutto come una sorta di diario-esistenziale che apre orizzonti filosofici imprevedibili nell’animo di chi ascolta: i testi delle canzoni, scritti in collaborazione con l’intellettuale Manlio Sgalambro, sembrano essere dei veri e propri trattati “poetico-filosofici”.

Battiato apre l’album con “Un irresistibile richiamo”, un canzone liberamente ispirata all’opera di Santa Teresa d’Avila, che affronta il tema della morte. Sicuramente più interessante è il secondo pezzo, intitolato “Testamento”, nel quale il cantautore dice la sua sul tema della metempsicosi (“noi non siamo mai morti, e non siamo mai nati”), arrivando persino a citare l’ “Inferno” di Dante Alighieri (“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza”). La terza e la quarta traccia, invece, parlano rispettivamente della nostalgia della giovinezza e dell’incertezza del tempo presente.

“Apriti Sesamo” prosegue sorprendentemente con “Passacaglia”, il primo singolo estratto dell’album, che è un adattamento della poesia “Passacaglia per la vita” del sacerdote seicentesco Stefano Landi. Con questa canzone Battiato rimpiange di nuovo il passato (“Vorrei tornare indietro per rivedere il passato, per comprendere meglio quello che abbiamo perduto.”), e diventa ancora più pessimista perché “viviamo in un mondo orribile” e “La gente è crudele e spesso infedele, nessun si vergogna di dire menzogna”. Il pessimismo continua con “La polvere nel branco”, un pezzo col quale Battiato rimette in discussione la condizione di libertà dell’uomo (“Ci crediamo liberi, ma siamo schiavi, milioni di milioni di ombre sperdute, rumorosi andiamo per le strade alzando solo polvere.”), e soprattutto con “Caliti Junku”: “Lo vedi il drammatico aumento di violenza? Il mondo fuori è insano, è pieno di mali. Senza perdere tempo, rifugiamoci nella vuota Essenza.”. Quest’ultima traccia, in particolare, assume notevole rilevanza perché ispirata all’opera “Orfeo ed Euridice” del compositore tedesco Christoph Willibald Gluck.

Il pessimismo della parte centrale dell’opera svanisce verso la fine: Battiato, nonostante tutto, intravede ancora la luce della speranza. “Aurora”, il terzultimo pezzo dell’album, è la prima testimonianza del rinnovato ottimismo del cantautore che ritroviamo anche nella canzone successiva: “Il Serpente”, dove l’intellettuale catanese anticipa la nascita di “un uomo nuovo”. Coperta di pura magia è l’ultima traccia del disco, quella che dà il titolo all’album, nella quale Battiato racconta la fiaba di “Alì Baba e dei 40 ladroni”, citando il compositore russo Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov

Battiato con “Apriti sesamo” , incastonando alla perfezione musica e parole, suoni classici ed elettronici, ha composto un mosaico metafisico, spirituale e trascendentale dei nostri tempi, ma soprattutto ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato il bisogno, di essere uno dei più grandi cantautori italiani.

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