Il libro ritrovato. Consiglieri di pagineI libri sono porte

di Barbara Bernardi Come insegnante apro porte. Lo faccio di continuo, è il mio modo di stare in aula. Ci sono insegnanti di tanti tipi; io sono il tipo-porta. Alla quantità di dati e alla dimostra...

di Barbara Bernardi

Come insegnante apro porte.
Lo faccio di continuo, è il mio modo di stare in aula.
Ci sono insegnanti di tanti tipi; io sono il tipo-porta.

Alla quantità di dati e alla dimostrazione egocentrica delle conoscenze, preferisco la costruzione di percorsi di saperi che amo raccontare, di paesaggi come boschi di stimoli, di luoghi come case piene di porte che aprono a realtà nuove da esplorare.
Finito un corso, all’esaltazione di una classe ammirata per un insegnante inarrivabile, preferisco la speranza di uno studente che, anche molto tempo dopo e da solo, prenda la decisione di aprire una delle porte che ho mostrato.

Ad aprire porte ho imparato leggendo.

Non conta quanto si sa o quanto si ha studiato. Se ci si avvicina a un libro, disponibili al viaggio, le porte si apriranno inevitabilmente. Alcune si spalancheranno e altre si socchiuderanno appena.
Ogni volta accadrà qualcosa a noi e al libro, la cui forma iniziale muterà così come la nostra mappa dei saperi e delle emozioni.
Ogni libro reagisce al suo lettore e il mondo ritroverà un uomo trasformato che, dopo aver aperto le porte narrative, avrà la voglia di aprire le porte fisiche ed emotive della realtà.

Nell’anno della maturità, lo ricordo bene, ho scoperto un libro grazie alla mia insegnante: lei mi ha portato lì, ma le porte che mi hanno fatto conoscere lo scrittore Cesare Pavese, le ho aperte io, nel tempo e da sola.
Nei libri di Pavese le aperture si sono poi moltiplicate. Molte conducevano alla terra, al mito, alle radici, ai legami tra l’uomo e i suoi luoghi e, come nel caso del racconto Il campo di granoturco (in Feria d’agosto, di C. Pavese), anche a qualcosa che ricorda gli effetti dei libri:

Quel che mi dice il campo di granoturco nei brevi istanti che oso contemplarlo, è ciò che dice chi si è fatto aspettare e senza di lui non si poteva fare nulla (…) Nulla mi deve quel campo, perché io possa far altro che tacere e lasciarlo entrare in me stesso. E il campo, e gli alti steli, a poco a poco mi frusciano e mi si fermano in cuore.

Provate a sostituire ‘campo di granoturco’ con la parola libro.
Questa è la mia porta.

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