MamboSe la politica vuole liberarsi di Grillo deve dare risposte migliori ai problemi che pone

Beppe Grillo si avvia a portare un centinaio di suoi sostenitori in Parlamento. In questo nuovo Parlamento, scrive Marco Travaglio, sarebbe utile la presenza di Di Pietro e del suo partito, ma anch...

Beppe Grillo si avvia a portare un centinaio di suoi sostenitori in Parlamento. In questo nuovo Parlamento, scrive Marco Travaglio, sarebbe utile la presenza di Di Pietro e del suo partito, ma anche Travaglio crede che ormai non sia più possibile. Nel senso che è possibile che ci sia Di Pietro, magari eletto proprio da Grillo, mentre è difficile che ci sia il suo partito distrutto dalla questione morale.

Quelli che anche i suoi sostenitori chiamano errori e che stanno portando l’Italia dei valori alla auto-distruzione, sono invece le conseguenze di una concezione disinvolta della politica e della attività pubblica. Del resto, basta vedere come Di Pietro venga difeso dai suo fan per capire come dietro l’ossessione della questione morale ci sia l’atteggiamento di chi giustifica i cosiddetti errori in nome della comune battaglia. Per cui a Di Pietro viene perdonato l’accentramento amministrativo, il nepotismo, anche l’accumulazione di ricchezza immobiliare, perché il nostro eroe è stato intrepido verso i suoi-nostri nemici. È una interpretazione della questione morale singolare ma che non sorprende. Quello che viene predicato non è il comportamento virtuoso ma l’atteggiamento in battaglia, se c’è quest’ultimo si possono perdonare anche le deviazioni dalla questione morale.

L’avventura di Di Pietro probabilmente finisce qui, malgrado vi sia ancora chi lo sostiene. E finisce per il combinato disposto di un disvelamento della sua disinvoltura e per la sua sostituzione con una macchina propagandistica e politica più efficace rappresentata da Beppe Grillo. È riuscito a costui quello che a Di Pietro non è mai riuscito, cioè a dar vita a un movimento trasversale che ha superato la barriera dei risultati elettorali a una cifra attestandosi sulle prime posizioni nello scacchiere politico. Forse Grillo è più bravo di Di Pietro, forse usa meglio i media anche quando ne dichiara la sua estraneità, forse è più disinvolto nella polemica politica perché dice cose che lo stesso Di Pietro faticava a pronunciare. Sta di fatto che Grillo ha ucciso Di Pietro e oggi lo commemora candidandolo al Quirinale.

Grillo è stato a lungo sottovalutato dal mondo politico ufficiale che non ha capito che lui si muove in una mare di discredito della politica e che in questo mare nuota, è il caso di dire dopo la traversata siciliana, a suo agio. Ci sono contingenze a lui favorevoli che non ha creato (solo la politica ufficiale ha creato il bisogno di Grillo in tanti elettori) ma anche qualità innegabili che lui e il suo suggeritore capellone stanno dimostrando. Questo per quanto riguarda la scalata al potere e il ruolo nella prossima stagione politica.

Altra cosa sarà vedere se il fenomeno del grillismo sopravviverà al proprio successo. Qui le opinioni possono essere discordi. Tuttavia, invece di trastullarsi fra chi pensa che Grillo sia una meteora e una bolla elettorale e chi immagina per lui un futuro radioso, sarebbe utile se chi non lo sostiene e anzi lo combatte elaborasse una strategia con cui affrontare la sua ascesa. Ce ne è una sola, ed è dare risposte più convincenti ai problemi che Grillo pone e che sono questi: la limpidezza delle decisioni della politica, i suoi costi da abbassare, la raccolta del malumore della piccola e media borghesia.

Grillo è in questo senso una nuova manifestazione del protagonismo di un Italia mediana che è quella che ha sostenuto tutte le avventure, anche quelle più tranquillizzanti. Se la politica continua a gingillarsi con i suoi giochini, anche quelli che si stanno svolgendo sotto l’egida delle primarie, Grillo non lo fermerà più nessuno. Bisognerà decidersi a dare riposte ai temi tipici del grillismo dimostrando che le sue non sono risposte buone sia sul terreno della democrazia, sia su quello di una nuova e non castale politica, sia sulla rappresentanza dei ceti medi. Aspettiamo.  

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