Tra una settimana il Senato approva la legge elettorale. Non si sa quale

Entro la prossima settimana il Senato approverà la legge elettorale. Quale? Ancora nessuno lo sa. In serata il presidente del Palazzo Madama Renato Schifani ha confermato i tempi. Si comincia merco...

Entro la prossima settimana il Senato approverà la legge elettorale. Quale? Ancora nessuno lo sa. In serata il presidente del Palazzo Madama Renato Schifani ha confermato i tempi. Si comincia mercoledì 28 novembre. «Il Senato rispetterà gli impegni assunti con i cittadini e nei colloqui con le alte cariche delle istituzioni. La prossima settimana, anche lavorando il venerdì e il sabato, il testo verrà definitivamente votato da questa Aula». Un accordo tra i partiti è ancora possibile? «La speranza è l’ultima a morire».

Resta il mistero su quale provvedimento sarà approvato. Oggi in commissione Affari costituzionali i partiti sono rimasti fermi sulle proprie posizioni. Il Popolo della libertà conferma la bozza Malan, che prevede un premio di maggioranza del 10 per cento alla coalizione che supera la soglia del 42,5 per cento. Il Partito democratico chiede di abbassare la soglia al 40 per cento. Proponendo – in caso di mancata assegnazione – l’introduzione di  un premio del 10 per cento al primo partito.

Date le distanze, nel pomeriggio si è preferito accantonare gli emendamenti in materia. Si riprenderà domani. Tutti aspettano la mediazione di Roberto Calderoli (lo stesso autore del discusso Porcellum). Sarà il leghista a proporre un nuovo sistema che potrebbe mettere tutti d’accordo: un premio di maggioranza variabile, calcolato in base al numero di seggi conquistati dal primo partito. A parole tutti sperano ancora in un’intesa. In realtà il vicepresidente dei senatori berlusconiani Gaetano Quagliariello ammette che il suo partito è pronto ad andare avanti da solo. In assenza di un compromesso con il Partito democratico, Pdl, Udc e Lega potrebbero approvare a maggioranza la bozza Malan.

Accordo o meno, giovedì la commissione concluderà l’esame della riforma del Porcellum. «Speriamo di finire con dignità, con il mandato al relatore» si augura il presidente Carlo Vizzini. Certo, il timore che l’intesa non venga mai raggiunta è concreto. Tanto che lo stesso Calderoli, criticando le condizioni poste dal Pd nel confronto, ha spiegato: «Mi sa che si andrà a votare con il Porcellum, perché c’è un partito che ha un potere interdittivo in una delle due Camere».  

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