L’errore in rassegnaHappy Bday Vocabolario dell’Accademia della Crusca

Oggi niente errori da segnalare. Ho qualcosa di più importante, a mio personale avviso e giudizio, da condividere. Ho pranzato con un accademico della Crusca. Niente gossip e niente scandalo, tranq...

Oggi niente errori da segnalare. Ho qualcosa di più importante, a mio personale avviso e giudizio, da condividere. Ho pranzato con un accademico della Crusca. Niente gossip e niente scandalo, tranquilli. Oltre a noi c’erano altre persone. L’accademico, il professor Vittorio Coletti, ha tenuto una relazione in occasione del quarto centenario dalla nascita del primo Vocabolario dell’Accademia della Crusca. Coletti, che è ordinario di Storia della lingua italiana all’Università di Genova, ha aperto la sua relazione con una data: 1612. 400 anni fa, infatti, dopo un lavoro collettivo e al termine di un’operazione che richiese quasi 20’anni, fu pubblicato il primo vocabolario. Quello del 1612, ha spiegato il professore, è stato il primo tentativo (autorevole, fortunato e al tempo stesso discusso) di dare un assetto alla lingua italiana. Un assetto che è stato basato e ricostruito attorno, dai e sui migliori scrittori della letteratura del ‘300: Dante, Petrarca, Boccaccio. Un tentativo che, 400 anni fa, fu un compromesso tra il grande valore del ‘300 toscano e la lingua viva del ‘500. Un’operazione maestosa, quella di ieri, che ha permesso, oggi, alla lingua italiana di essere la più stabile e la meno soggetta a cambiamenti rispetto alle altre lingue europee. Ma come ogni pregio, ciò che ha permesso di conservare il patrimonio originario può coincidere- e spesso coincide- con un limite avvertito soprattutto dai nostri scrittori. 400 anni dopo quel 1612, il Vocabolario dell’Accademia della Crusca resta un bellissimo prodotto bibliografico, con evidenti limiti in quanto basato sulla ricerca dei testi autentici e attendibili. Se Coletti ha aperto la sua relazione con una data, ha scelto di chiuderla con un esempio per rispondere a un interrogativo- quale sarà il futuro della nostra lingua?– che gli è stato posto. Il professore ha citato l’esempio del Politecnico di Milano: dall’anno accademico 2014-2015 l’intera offerta formativa magistrale (bienni specialistici e dottorati) del Politecnico di Milano sarà data in lingua inglese. Any questions?

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