Il ballottaggio? Come una partita di calcio, solo che arbitra Byron Moreno

Primarie del centrosinistra, mancano poche ore al ballottaggio tra i due candidati più forti. Eppure, se fosse una partita di calcio, sarebbe già finita in rissa. Con l'arbitro (Berlinguer) e i su...

Primarie del centrosinistra, mancano poche ore al ballottaggio tra i due candidati più forti. Eppure, se fosse una partita di calcio, sarebbe già finita in rissa. Con l’arbitro (Berlinguer) e i suoi assistenti (il collegio dei garanti) costretti a rifugiarsi negli spogliatoi inseguiti da ultrà inferociti. “Al mio segnale, scatenate l’inferno”, ed eccoli, in mezzo al campo, gruppetti di calciatori a darsele di santa ragione. Incitati dagli spettatori in tribuna, ognuno dietro allo striscione (abusivo) del proprio comitato. Tutti con la tessera del tifoso, perchè altrimenti c’è il rischio di infiltrazioni, ed è meglio menarsi in pochi.

Ve li immaginate: casacche e pantaloncini, calzettoni e scarpini, Nico Stumpo contro Roberto Reggi. Il primo scortato dallo spirto guerrier di Alessandra Moretti, sempre a twittare, e Tommaso Giuntella, arrivato in bicicletta. L’altro spalleggiato da Simona Bonafè e Giuliano da Empoli, un jolly che più toscano non si può. Ognuno a difendere il suo capitano. Perché “tu non hai rispettato le regole e devi essere espulso”, “ma anche voi continuate a provocare”, perbacco. Gli steward si godono la scena tra l’incredulo e il divertito.

E poi tutti gli altri. Sgambetti, sputi e schiaffi del soldato. Andrea Sarubbi prova a placare gli animi, ma Di Traglia sgomita all’arrembaggio: Giorgio Gori non può restare a guardare. Nei paraggi pure Paganelli e Gotor. Ancora baraonda, spintoni, accuse reciproche. E pensare che tutti, poche ore prima, parlavano di una bellissima partita, la vetrina più importante per il calcio italiano.

Invece si è chiusa al solito modo: catenacciari contro zemaniani, arbitrati dall’alter ego di Byron Moreno. Con i due capitani che hanno provato invano a stringersi la mano, a chiamarsi per nome, a sorridersi. Matteo, Pierluigi. Scambio di gagliardetti, foto di circostanza. Addirittura il caffè al bar. Alla fine però, le truppe di ognuno hanno avuto la meglio, avanguardiste e rabbiose come neanche i loro leader. In tribuna d’onore c’era pure Rosy Bindi. Cugini sì, ma un derby è sempre un derby.

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Linkiesta Paper Estate 2020