Fisco e sviluppoIl mainstream culturale contro la riforma Fornero ed alcuni dati ISTAT

Un economista che lavora per il Governo mi ha mandato un interessante elaborato - basato sui dati ISTAT - sul mercato del lavoro in Italia che dice alcune cose che contraddicono il mainstream cultu...

Un economista che lavora per il Governo mi ha mandato un interessante elaborato – basato sui dati ISTAT – sul mercato del lavoro in Italia che dice alcune cose che contraddicono il mainstream culturale – spesso bipartisan – contro la riforma del lavoro del Ministro Fornero. Credo sia una lettura interessante e la sintesi delle slides (che trovate qui) è qui sotto.

twitter @actavecchio

Tiene l’occupazione ma aumenta la disoccupazione:

  1. a fine 2009 si erano persi oltre 6 p.p. di Pil rispetto al I trimestre del 2008, nel contempo il numero di occupati si era contratto di 480 mila unità, poi diventate 600 mila a seguito dell’ulteriore flessione proseguita fino al III trimestre 2010
  2. negli ultimi cinque trimestri il Pil è tornato a ridursi con una caduta complessiva che ha raggiunto l’1,7%. L’occupazione complessiva è tuttavia rimasta stabile
  3. è invece fortemente aumentata la disoccupazione (+740 mila unità)

Più persone cercano lavoro per far fronte al minor reddito:

  1. è diminuita l’occupazione maschile, in particolare nell’industria, erodendo quindi la componente principale delle entrate familiari
  2. si è ridotto il reddito disponibile: le famiglie non riescono più a risparmiare e anzi sono costrette a ricorrere al risparmio o addirittura a indebitarsi
  3. è aumentata l’occupazione e il tasso di attività femminile: due terzi delle nuove forze di lavoro sono donne; il tasso è aumentato di 2,5 p.p. tra il II trimestre 2011 e il III 2012 (da 51,2% a 53,7%)

La crisi ha portato a una ricomposizione dell’occupazione e a un incremento del disagio occupazionale:

  1. è aumentata l’occupazione straniera e quella nel settore dei servizi, mentre diminuisce l’occupazione giovanile (-240 mila unità in un anno)
  2. il disagio occupazionale interessa più di 8 milioni di persone: aumentano disoccupati, i part-time involontari e i cassintegrati. Contrariamente a quanto avvenuto nel 2008-09 si riduce il numero di scoraggiati.

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