Il migliorabileL’Umbria del 2012 retrocede il suo Pil al 1994

Lo schiaffo è arrivato dritto dalla prima pagina del quotidiano economico nazionale considerato più autorevole. L'Umbria è al palo, il suo tessunto industriale soffre e non produce, i posti di lavo...

Lo schiaffo è arrivato dritto dalla prima pagina del quotidiano economico nazionale considerato più autorevole. L’Umbria è al palo, il suo tessunto industriale soffre e non produce, i posti di lavoro si riducono a vista d’occhio, la cassa integrazione aumenta di converso alla riduzione delle risorse per finanziarla .

Il Pil procapite, derivato dal rapporto tra prodotto interno lordo e la popolazione, nel cuore verde d’Italia sprofonda molto più che nel resto di Italia. Le risultanze delle analisi ISTAT sono dure e senza appello, il PIL dell’Umbria è di fatto tornato ad essere quello del 1994, praticamente un’era fa, nel mondo velocizzato del tempo della globalizzazione.

Ovvio che quello dell’Umbria non sia un caso isolato, ci sono regioni che soffrono ancora di più la stagnazione recessiva di questi ultimi trimestri. Ma è in Umbria che la retromarcia fa effetto perchè segna un cambio d’orizzonte netto per una regione della dorsale appenninica abituata a guardare a Nord e che ora si trova a far i conti con una meridionalizzazione stringente dei suoi indici economici, ma soprattutto della stanchezza della sua progettualità economica. La regione pilota della “green economy” su cui la Presidente della Regione Marini aveva puntato all’inizio del suo governo, stenta ad intravedersi, intanto il complesso siderurgico ternano morde la crisi e tutta la piccola media impresa segna sofferenza. La forte affermazione di Matteo Renzi è segno senz’altro anche di questo malessere e di questo bisogno d’innovazione. Lo stesso presidente di Confindustria regionale, Umbro Bernardini, sottolineava giorni fa come la recessione “si senta” e come “negli anni invece che recuperare posizioni, l’Umbria ne abbia perse”.

La crisi è senz’altro mondiale ma ci sono regioni “sorelle” che la sentono molto meno, forse perchè si sono attrezzate meglio e in anticipo. E’ quindi anche la politica umbra, e la sua sinistra storica di governo, ad essere chiamata ad una svolta riformatrice finalmente tradotta in progetti. Perchè anche i giovani laureati umbri, ma non solo loro,non siano obbligati a fare le valige per cercare un lavoro.

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