Storia Minimalunga vita a Sansone! Le convergenze parallele di Benjamin Nethaniahu e Maurizio Landini

Nell’intervista che oggi il segretario della Fiom, Maurizio Landini, ha rilasciato a Giorgio Meletti de “Il Fatto” ci sono molte cose che si potrebbero accogliere. Certamente c’è la solitudine dell...

Nell’intervista che oggi il segretario della Fiom, Maurizio Landini, ha rilasciato a Giorgio Meletti de “Il Fatto” ci sono molte cose che si potrebbero accogliere. Certamente c’è la solitudine della Fiom, certamente c’è l’attacco al contratto nazionale, certamente c’è il fatto di aver rifiutato di firmare accordi considerati capestro o comunque autolesionisti.
Tuttavia mi sembra che senza voler scomodare il destino cinico e baro, ciò che poneva in essere e giustificava la visione di un contratto nazionale, ovvero la dimensione specifica e della categoria di Stato nazionale sia lentamente venuto meno e dunque, ma qui vorrei solo porre il problema, e non ho una risposta certa, la dimensione che occorre pensare è quella della connessione tra comunità locale e visione globale. Una visione che obbliga anche rivedere profondamente equazioni date come postulati.
In breve , magari esagero, ma nella dimensione identitaria con cui si propone questa difesa a oltranza di una categoria che mi sembra decisamente in caduta libera, intravedo un accanimento a non vedere la trasformazioni della realtà e una difesa a priori delle proprie ragioni, anche disperata, che mi ricorda quello stesso atteggiamento che sembra caratterizzare alcuni segmenti della classe di governo israeliana di fronte al voto Onu della settimana scorsa.
Non so quanto apprezzerebbero Benjamin Nethaniahu e Maurizio Landini a sentirsi accoppiati nella stessa categoria, ma la sensazione che ho è che entrambi ragionino secondo un principio sansonico in politica, dove la difesa dell’identità prevale sulla capacità di vedere il futuro, di sapervi fare fronte e dunque di definire una strategia e una tattica adeguate. E soprattutto con l’incapacità di saper costruire una politica delle alleanze chein politica serve, a meno di non pensarsi superdotati.

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