Latitudine Zero¡Que viva Quito!

Alzi la mano chi conosce la data di fondazione della propria città... Bene, passiamo oltre. In questi giorni si festeggia la fondazione della città di Quito, 6 dicembre 1534. O meglio, la fondazion...

Alzi la mano chi conosce la data di fondazione della propria città… Bene, passiamo oltre. In questi giorni si festeggia la fondazione della città di Quito, 6 dicembre 1534. O meglio, la fondazione spagnola della città: Quito esisteva anche prima della data in questione, ed era territorio inca, capitale del regno del nord. Quando gli spagnoli erano ormai alle porte, la tenace resistenza del generale inca Rumiñahui lo fece propendere per una scelta drastica: meglio ridurre in cenere la città e i suoi tesori, piuttosto che lasciarli all’invasore. Fu così che all’ingresso in Quito, nel 1534, Sebastian de Benalcazar non trovò che rovine, su cui si decise a fondare una nuova Quito coloniale. Nei secoli a venire, la città fu testimone di guerre, ribellioni, liberazioni, straziata e lacerata come spesso è accaduto alle terre dell’America Latina. Però ogni anno, di questi giorni, la città è in preda a saturnali: una settimana di festeggiamenti all’insegna delle più svariate iniziative. Competizioni di Ecuavolley (versante local della pallavolo che differisce in alcune regole), di salita sui pali della cuccagna, tornei di 40, il gioco di carte più famoso del paese. Sabato primo dicembre, sono iniziati i festeggiamenti con una parata memorabile in cui gli studenti sfilavano con bande, majorette, carri allegorici. E poi fuochi d’artificio, concerti, feste d’ogni tenore e spirito. Le regole quest’anno sono ferree, nella zona all’aperto in cui si tengono i concerti serali (nel cuore verde della città, il parco della Carolina) vige il divieto categorico di vendere alcolici e di fumare – pare un festival di salutisti, ma visti i bilanci con morti e feriti degli scorsi anni una certa severità è in qualche modo giustificata. Ciò nonostante, a pochi metri di distanza si consumano i tipici bagordi notturni giovanili,con automobili aperte da cui esce musica a palla, e alcool venduto da improvvisati baracchini a bordo delle strade. Alla modica cifra di 3 dollari da un pentolone in ebollizione su un barcollante fornello a gas ti offrono un’intera bottiglia di canelazo, specialità ustionante di cannella, zucchero e punta (puro alcohol). I festeggiamenti tuttavia non sono solo notturni: i miei bambini di un anno e mezzo partecipano all’elezione di “quiteña bonita” e “chulla quiteño” al loro asilo nido (visto come la penso sui concorsi di bellezza, che il primo lo facciano a meno di due anni mi inquieta, ma che vi devo dire…). Ieri hanno dovuto portare a scuola cibo tipico della città (ok, ora so fare i dolci fritti ecuadoriani!). Tutti i giorni, nelle strade, si sente l’inno del paese e quello della città (che a me sembra tanto musica balcanica). Tutte le notti, sotto casa, passano le mitiche chivas, alcune ufficiali, altre improvvisate. Un bus, un camion aperto, quattro luci, musica a tutto volume e via: un giro di due ore per la città a bordo di questi strumenti del demonio, che saltellano da quanto si balla all’interno, costa 5 dollari a persona. Neppure lì, con le nuove ordinanze, si può più bere, pare che ci siano controlli a bordo delle chivas in punti a sorpresa della città. In un modo o nell’altro, i saturnali hanno inizio…Que viva Quito!

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