MamboAltro che Ingroia: contro Berlusconi prima o poi Bersani dovrà invocare il voto utile

Monti e Ingroia rappresentano le due incognite che inquietano i sogni e materializzano gli incubi del Pd. Vediamo i lati positivi. Il professore è indubbiamente una proposta moderata che può argina...

Monti e Ingroia rappresentano le due incognite che inquietano i sogni e materializzano gli incubi del Pd. Vediamo i lati positivi. Il professore è indubbiamente una proposta moderata che può arginare Berlusconi. Se un pezzo di mondo conservatore lo scegliesse distaccandosi dal cavaliere avremmo in Italia due novità. La prima è il probabile accantonamento di ogni speranza di rivincita del vecchio centro-destra. La seconda è la creazione in Italia di un rassemblement simile a quelli che in Europa sono guidati dalle forze del partito popolare. Avremmo cioè un bipolarismo virtuoso con l’emarginazione delle sue ali più estreme, il PdL e la Lega, e il venire avanti di un concorrente del fronte progressista meno inquietante.

Ingroia potrebbe, invece, cercare di riassorbire una parte del mondo grillino togliendo al comico il primato sull’opposizione di stampo populistico. Anche chi non ama il professore e pensa che un pm non dovrebbe farsi capopartito non può sottovalutare questi fatti innegabili. Gli aspetti negativi sono rappresentati dal rischio che sia l’uno sia l’altro possano impedire un più limpido successo del centro sinistra.

Monti in Lombardia e Ingroia, ma soprattutto De Magistris e Orlando in Campania e Sicilia, possono favorire quel pareggio al senato che darebbe vitalità al fronte berlusconiano senza premiare sia l’ex rettore della Bocconi sia il magistrato palermitano. Trovare un punto di equilibrio fra la necessaria polemica con l’uno e con l’altro con l’esigenza di evitare che questo mese che ci separi dal voto si trasformi in una contesa nel campo del probabile vincitore è la chiave delle elezioni di febbraio.

Per Ingroia si affaccia anche l’ipotesi, sostenuta in particolare da Sel, di un accordo di desistenza che impedisca agli arancioni e al centro-sinistra di farsi concorrenza al senato nelle regioni chiave. Il Pd ha bisogno di mostrarsi diverso da entrambi. Da Monti in quanto la sua agenda appare poco digeribile per la sinistra e per le tematiche sociali. Da Ingroia perché con lui per la prima volta il giustizialismo si fa partito. È evidente che le relazioni del Pd con l’uno e con l’altro dipendono dagli interlocutori. Se Monti insistesse nel presentarsi come campione della contrapposizione con la sinistra, a cui verrebbe tolto il trattino con la parola centro, il Pd dovrà rispondere duramente. Se Ingroia si facesse campione dell’attacco al fronte riformista, il Pd dovrà reagire.

La verità è che si sta approssimando il tempo in cui il Pd dovrà iniziare a porre il tema del voto utile. In Italia c’è una vasta maggioranza che non vuole più Berlusconi. Il cavaliere è vivo e vegeto, può raccogliere ovvero riprendersi molti consensi, ma non sembra più l’arbitro della partita. Bersani dovrebbe spiegare a chi non vuole Berlusconi che una delle certezze della sua sconfitta sta nel fatto che il voto non si disperda. In particolare il mondo antiberlusconiano che sta attorno a Ingroia andrebbe sollecitato a una scelta difficile.

È meglio avere una piccola pattuglia di senatori giustizialisti o consentire al principale avversario di Berlusconi di vincere le elezioni? Come si comprende, se non ci saranno accordi di desistenza, Bersani dovrà tenere aperto il fronte polemico contro i suoi concorrenti. Dovrebbe arginare la tentazione di forze liberali di andare verso Monti e di forze radicali di andare verso Ingroia. È un compito difficile, ma non c’è alternativa. 

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