Opportune et importuneL’altolà di Hollande ai cattolici francesi: «Chi discute di nozze gay è razzista e omofobo»

Domenica, 13 gennaio i cattolici francesi (e non solo loro) scenderanno in piazza contro la proposta di legge del governo socialista di François Hollande sulle nozze gay. La protesta è trasversale....

Domenica, 13 gennaio i cattolici francesi (e non solo loro) scenderanno in piazza contro la proposta di legge del governo socialista di François Hollande sulle nozze gay. La protesta è trasversale. Include esponenti di altre religioni, diverse associazioni laiche e persino Xavier Bongibault, ateo e omosessuale, fondatore del movimento “Plus gay sans mariage”.
Ma ad essere “intimiditi” dall’inquilino dell’Eliseo sono soltanto i cattolici, “colpevoli” di non condividere una legge che sta spaccando l’opinione pubblica d’Oltralpe suscitando molti dubbi e perplessità anche nel mondo laico e persino tra le stesse comunità omosessuali.

Il ministro dell’Istruzione Vincent Peillon, infatti, appena ha saputo che nelle scuole private cattoliche, convenzionate con lo Stato, si preparavano dibattiti per discutere sul tema, ha scritto una lettera ai rettori avvertendo che c’è il rischio, con queste iniziative, «di cadere in fenomeni di rifiuto e di stigmatizzazione omofobi». Un intero Paese discute da mesi ma solo nelle scuole cattoliche parlarne è vietato e chi lo fa rischia pure di essere tacciato per razzista.

«L’omofobia è un delitto», ha commentato Le Figaro in un editoriale dove accusava il governo di “terrorismo intellettuale” e Peillon di essere il nuovo “Grande Inquisitore”, «chi vuole discutere sul matrimonio omosessuale sarebbe dunque un delinquente potenziale?». Hollande ovviamente ha “benedetto” l’iniziativa del suo ministro: «La laicità è il rispetto delle coscienze», ha spiegato, «dobbiamo fare in modo che ogni sensibilità sia rispettata, che tutte le religioni possano essere praticate, ma allo stesso tempo c’è una regola che si chiama vita comune e c’è un principio che si chiama neutralità dello Stato, soprattutto negli istituti d’insegnamento sotto contratto e in quelli statali». Peillon ha poi spiegato che «l’insegnamento cattolico, che è sotto contratto con lo Stato, deve rispettare il principio di neutralità e di libertà di coscienza di ciascuno».

È la solita storia: sotto l’etichetta del rispetto della laicità di Stato e della libertà di tutti viene sferrato un attacco violentissimo nei confronti del mondo cattolico, reo di pensarla diversamente dal mainstream del pensiero dominante e in questo caso persino accusato di atteggiamento discriminatorio e omofobo solo perché vuole fare quello che tutti stanno facendo: discutere e analizzare una proposta di legge. Questa, a ben vedere, è la vera intolleranza.

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