Filo sofà, chiacchiere da divanoAborto terapeutico: Nessuno sa di noi.

NESSUNO SA DI NOI è un titolo bellissimo di un libro che parla di qualcosa che nessuno vuole sapere, l'aborto terapeutico. Un tema scioccante per il fatto in sé e, come si capisce bene leggendo il...

NESSUNO SA DI NOI è un titolo bellissimo di un libro che parla di qualcosa che nessuno vuole sapere, l’aborto terapeutico. Un tema scioccante per il fatto in sé e, come si capisce bene leggendo il libro di Simona Sparaco, per come la giurisdizione del nostro paese obbliga ad affrontare la situazione. E’ necessario una piccola regressione, spiegare come stanno le cose per capire l’entità di questo libro e la sua urgenza in questo paese.

Il fatto è semplice nel suo orrore. Mentre si può ricorrere all’aborto entro i primi tre mesi se si decide di non volere un figlio, superato quel periodo si devono avere delle prove inequivocabili di malformazione del feto se si vuole interrompere la gravidanza. Ora la cosa è chiaramente drammatica, una donna che non era intervenuta entro quei tre mesi iniziali molto probabilmente aveva intenzione di avere quel bambino, e davanti all’evidenza di una malformazione la scelta di abortire un figlio che si voleva, è di per sé orribile. Ora nel nostro paese, nell’Italia della Montalcini, un intervento del genere è consentito solo in una modalità, ovvero partorendo anticipatamente il feto.

In parole povere significa che la donna deve partorire un feto vivo, e sperare che essendo prematuro muoia (malgrado le cure che i medici sono tenuti a mettere in campo, come terapia intensiva o anche solo incubatrice). Nel nostro paese non esiste un protocollo che aiuti la madre, non solo psicologicamente ma anche fisicamente ad abortire senza passare per il parto.
Senza entrare nel merito dei ginecologi obiettori di coscienza e del trattamento che riservano a qualsiasi donna voglia abortire. (Ho scoperto che in una città come Roma arrivano ad essere il 90%), il fatto è che in altri paesi europei donne che si trovano nella condizione obbligata (perché di questo si tratta) di un aborto terapeutico, hanno diritto a tutt’altro trattamento. Primo tra tutti la fatidica puntura con cui è possibile “addormentare” il feto portando a rallentare totalmente i battiti del cuore. E solo il giorno dopo, con l’aiuto delle dovute pillole e ormoni, della morfina e dell’epidurale se necessario, il feto verrà espulso. Tutto questo in Italia non accade.

Leggendo NESSUNO SA DI NOI si capisce come all’enorme confusione mentale che la donna deve sopportare, si sommi la vergogna di stare a fare qualcosa che è illegale. Perché così è nel nostro ridente paese, le donne che devono ricorrere ad un aborto terapeutico, quando possono scappano all’estero, per poter ricevere un trattamento che non sia barbarico come quello che spetta di diritto, per legislazione alle donne italiane.

Il libro di Simona è bello, scioccante ma necessario. Perché insieme alla denuncia indiretta del dramma di cui nessuno parla, l’autrice riesce a raccontare pagina dopo pagine, la relazione di un uomo e una donna che in modo profondamente diverso reagiscono a quest’evento. La vita prende il sopravvento quando non ci si arrende al giudizio, alle leggi opportuniste, e ai commenti di chi parla senza avere una vita dentro.
A Pietro vanno le ultime parole di questa recensione, uomo forte che nel bene e nel male non si perde nei vicoli ciechi, in cui si perde inevitabilmente Luce, la protagonista del libro. Un uomo che fa proprio della sua fattività e del suo continuare a vivere la forza che tirerà fuori entrambi da un lutto così incomprensibile.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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