MamboDopo la “sorpresa” di Berlusconi, sarebbe bello vedere qualche effetto speciale da parte di Bersani

La campagna elettorale potrebbe finire qui. Abbiamo visto e sentito tutto. Berlusconi ha giocato la sua carta - vincente? - a venti giorni dal voto invece che poco prima che si aprano le urne. L’ha...

La campagna elettorale potrebbe finire qui. Abbiamo visto e sentito tutto. Berlusconi ha giocato la sua carta – vincente? – a venti giorni dal voto invece che poco prima che si aprano le urne. L’ha fatto per l’ansia di dare una ulteriore accelerata alla rincorsa su Bersani, o forse per far discutere di se per tutto il tempo che manca al voto. È difficile che abbia altre carte segrete da giocare. Tornerà, a questo punto, a parlare di pericolo comunista, che è mercanzia che va sempre bene.

Monti ha realizzato la sua rapida trasformazione in politico di vecchio stile perdendo quasi interamente la qualità di statista. Doveva tenersi fuori della mischia, invece bastona i partiti che lo hanno fatto governare per tredici mesi, annuncia di voler rivedere le sue “riforme” più contrastare, da quella del lavoro alle pensioni, promette alleggerimenti delle tasse. Aveva accumulato un capitale dei credibilità immenso in questo anno e mezzo, oggi è il più acuminato distruttore dell’opera sua. Roba da psichiatra piuttosto che da guru della comunicazione in salsa americana.

Grillo va come un treno all’assalto di tutti e porterà in parlamento decine e decine di nuove leve fra cui già si stanno allenando nuovi Scilipoti di destra o di sinistra. Ingroia sta definitivamente distruggendo il mito del buon magistrato rivelando una attitudine alla rissa politica che fa sembrare Diliberto uno statista. Maroni è concentrato solo sulla Lombardia. Giannino urla contro le ricette berlusconiane e se l’avesse fatto anni fa sarebbe stato più credibile.

Insomma tutti hanno detto quello che dovevano e volevano dire. Anche Bersani, solitario y final. Non è per partito preso che scrivo che la sorpresa che può ravvivare la campagna elettorale può venire solo da lui. Mentre tutti gli si scatenano contro, il segretario del Pd ha mostrato bonomia e ringhio, ha rintuzzato le accuse, si è difeso dalla trappola infernale di Mps, non ha scelto di mettersi in fuga ma ha agito come quelle maglie gialle e/o rosa che con un buon vantaggio di punti pensano che la vittoria finale si possa raggiungere solo amministrando la corsa nelle varie tappe secondo più-secondo meno. Ci sono stati campioni che hanno fatto scelte diverse. Hanno dominato la cronometro, se passiti. Sono andati in fuga sul Pordoi se scalatori. Insomma invece di inseguire si sono dati alla fuga. Scelte rischiose perché in un botto, per un incidente imprevisto, per un debito di zuccheri, la fuga del primo in classifica può tradursi in debacle. Ma solo così si vede il campione vero e la corsa riprende animo.

Fuor di metafora sarebbe bello se Bersani volesse stupirci con qualche effetto speciale. Un lampo, una zampata, un gol di rapina, uno scatto imperioso, una cosa qualsiasi insomma che non renda questa attesa del 24-25 febbraio un chiacchiericcio banale e antico. Questa mossa del cavallo serve non solo al Pd, serve a tutto questo singolare mondo politico che si sta affacciando sulla scena. Se ci pensate è tutto rivolto all’indietro. Monti vuole replicare la sua premiership, Berlusconi sogna il ’94, Grillo vuole demolire quello che c’è, Ingroia fa il comunista, non c’è nessuno che guarda avanti. Tutti giocano come con l’album di famiglia. E foto nuove, no?

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