“475”

Si intitola “475”, come l’articolo del codice penale marocchino sul matrimonio riparatore, e lo potete guardare qui su Vimeo. E’ l’ultimo film di Nadir Bouhmouch, il brillante regista marocchino di...

Si intitola “475”, come l’articolo del codice penale marocchino sul matrimonio riparatore, e lo potete guardare qui su Vimeo. E’ l’ultimo film di Nadir Bouhmouch, il brillante regista marocchino di My Makhzen and Me sulla “mancata” primavera marocchina e i giovani del movimento 20 Febbraio. In “475” (www.475lefilm.org), uscito in Marocco il 21 febbraio scorso, Bouhmouch, che vive fra Casablanca e gli Stati Uniti, mette al centro i diritti delle donne ispirandosi al caso di un storia vera che appena un anno fa sconvolse il suo Paese: il suicidio della sedicenne Amina al-Filali per sfuggire ad un matrimonio riparatore con l’uomo che l’aveva violentata.

Era il marzo del 2012, e quando la notizia del suicidio inizio’ a circolare nel Regno del giovane Muhammad VI si scateno’ il putiferio. Le organizzazioni dei diritti umani e i giovani attivisti del movimento 20 Febbraio promossero sul web un pagina dal titolo “We Are All Amina Filali” e nelle strade di tutto il Paese si svolsero azioni di protesta. Il Marocco aveva scoperto l’articolo 475 del suo codice penale che garantiva ancora ai condannati di abusi sessuali o di rapimento di un minore, l’impunità qualora avessero sposato la propria vittima. E proprio questa era la sorte toccata alla povera Amina.

Ad un anno da quella mobilitazione le cose stanno finalmente iniziando a cambiare. Infatti Bouhmouch fa uscire il suo film (finanziato con una campagna su Kickstarter) proprio mentre il ministero della Giustizia di Rabat ha annunciato l’intenzione di cancellare l’articolo del codice penale, abolendo la pratica. La proposta del governo, che deve ancora ricevere l’approvazione di entrambe le Camere, dovrebbe innalzare le pene per lo stupro ai danni dei minorenni, con condanne fino a 30 anni di carcere contro gli attuali cinque. Dal 2004 nel Paese Nordafricano è in vigore uno nuovo codice del diritto di famiglia, considerato fra i piu’ moderni del mondo arabo, che stabilisce l’età minima di 18 anni per contrarre il matrimonio. Ma giudici e famiglie approvano continuamente unioni con ragazzi piu’ giovani specialmente in contesti rurali dominati da analfabetismo e poverta’. Un fatto grave, che impone una profonda riflessione sulla resistenza di società di tipo patriarcale, e non solo su quella marocchina.

Quindi, come sempre, stay tuned. E la prossima volta il post sarà live from Cairo.

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