Dialoghi semiseriCaro Renzi fa’ il segretario del PD, non il premier

Tra pochi giorni il PD (quasi tutto) voterà la fiducia ad un governo con il PDL, dopo una giravolta di 180 gradi rispetto alle posizioni precedenti che ha lasciato attonito l'elettorato. Questa sit...

Tra pochi giorni il PD (quasi tutto) voterà la fiducia ad un governo con il PDL, dopo una giravolta di 180 gradi rispetto alle posizioni precedenti che ha lasciato attonito l’elettorato. Questa situazione è stata indotta dalla politica del doppio binario condotta da Bersani e dal gruppo dirigente fino ad ora: con una gestione così maldestra dell’elezione del Presidente della Repubblica il partito si è trovato a dover sostenere il governo con il PDL – come qualcuno suggeriva già all’indomani dell’esito elettorale – ma avendo perso quasi tutto il proprio potere contrattuale.

Ma ora il pericolo è un altro, il pericolo è che tutti quelli che ieri gridavano “mai con Berlusconi” domani votino la fiducia al governo con il PDL e dopodomani ri-inizino come prima a gridare che questo governo non va bene e che il PD non ci doveva entrare. Può mai Renzi fare il premier di un governo con metà del suo stesso partito che gli rema contro? No, non lo può e non lo deve fare.

Serve piuttosto una guida autorevole del PD che tenga una linea critica del governo quanto basta per condizionarlo ma coerente e credibile nei confronti dell’elettorato. Il PD non vincerà mai le prossime elezioni se continua a voler fare due parti in commedia, il partito di lotta e di governo, responsabile sull’Europa e sulla tenuta dei conti, populista e demagogo quando si va in piazza. Una linea così non è comprensibile all’elettorato, soprattutto se gli stessi dirigenti vogliono fare sia la lotta sia il governo nello spazio di 3 giorni.

Serve una ripartenza, seria, credibile e coerente. Di fronte alle incertezze e agli errori degli ultimi mesi (ma forse dobbiamo tornare alla nascita del governo Monti), non sarà sufficiente, come in passato, il cambio del segretario e una rotazione di poltrone, in un continuismo che ha inaridito lo spirito, maggioritario e competitivo, sulla cui spinta è nato il PD. È da questo passaggio che si deve iniziare, è lì che servono energie nuove, è da lì che Renzi può – sfidando gli avversari che proveranno a contendergli la leadership da posizioni alternative – contribuire a fare del PD una forza di governo all’altezza delle sfide che attendono l’Italia.

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