WildItaly.netGuido Ruotolo incontra gli studenti di Roma Tre

Il 10 aprile 2013, nell'università di Roma Tre, è stato invitato un'ospite d'eccezione, per parlare della maxi confisca di questi giorni ai danni degli imprenditori vicini al latitante Matteo Messi...

Il 10 aprile 2013, nell’università di Roma Tre, è stato invitato un’ospite d’eccezione, per parlare della maxi confisca di questi giorni ai danni degli imprenditori vicini al latitante Matteo Messina Denaro: il giornalista Guido Ruotolo (fratello del noto Sandro, collaboratore di “Servizio Pubblico”) che ha scritto per “La Stampa” un articolo sull’accaduto dell’America’s Cup.

La sua carriera professionale comincia nel 1970, quando comincia a scrivere dalle colonne de “il Manifesto”.

Sin da subito comincia ad occuparsi di processi giudiziari per “merito” della criminalità organizzata. “Erano gli anni ’90 – spiega – ero in un bar di Crotone insieme ad un amico che diceva di rischiare la vita solo perché stava con me. Guardandomi, diceva che assomigliavo a mio fratello Sandro, il quale – all’epoca – aveva cominciato a lavorare con Santoro. Ciò significa solo un fatto: non è possibile applicare la libertà ‘enfatizzata’ nella Costituzione”.

Combattere la mafia è il tema su cui spesso si dibatte e, secondo Ruotolo: “Per fare la lotta seria alla mafia, bisogna prosciugarne le casse”.
“L’Italia – continua il giornalista – è il paese più attivo per la lotta contro la mafia, nonostante sia ben ramificata anche in altri stati come la Germania e la Svizzera. In base alla legge ‘La Torre’ del 1982, viene prevista una pena per l’associazione di stampo mafioso.
Il soggetto che riceve questo capo d’accusa, viene poi tradotto in carcere per reciderne i contatti con i mafiosi. (41 bis , il cosiddetto ‘regime carcerario duro per mafiosi’) “.

Tra i grandi latitanti ancora a piede libero, c’è Matteo Messina Denaro, tra i protagonisti delle stragi del 1992 e al quale sono stati requisiti beni da parte delle forze dell’ordine.

Ruotolo ripercorre le tappe salienti di quel periodo: “nel novembre ’92, viene ritrovato un proiettile nei giardini di Boboli (Firenze). Un chiaro ed inequivocabile distintivo di stampo mafioso. Nel 1993 fallisce l’attentato ai danni di Maurizio Costanzo (cosiddetto ‘Attentato Via Fauro’). Sempre nel ’93 sono state piazzate delle bombe a Milano, Roma e Firenze, tutte ad opera dei mafiosi. Matteo Messina Denaro, in questo contesto, è la primula nera di Cosa Nostra.
Il ’92/’93 fu la stagione più tragica anche rispetto alla fine degli anni ’70, con le stragi di Milano e Bologna”.

Il giornalista, tiene anche a sottolineare che l’organizzazione mafiosa, non è quella che estorce denaro.

È quella, più che altro, che controlla i pacchetti di voti, che condiziona le scelte politiche e le nomine di segretari comunali, condizionando di conseguenza gli appalti per le opere pubbliche. È un cane che si morde la coda e, con i maxi sequestri recenti, si sta tentando di scardinare un po’ questo sistema chiuso.

Chiuso l’argomento criminalità, Ruotolo passa al mondo dell’informazione e del giornalismo: “una volta – racconta ricordando i ‘bei tempi’ – quando bisognava andare nel luogo dove si era verificato un fatto da riportare in cronaca, bisognava portare con sé tanti gettoni per la cabina telefonica che serviva a chiamare la redazione e riferire ciò che stava accadendo”.
Quando gli viene fatta una domanda su quali possono essere le fonti, risponde: “Le fonti possono essere istituzionali (polizia, avvocati, magistrati) o che nascono dalla società “civile”. Il web ha rappresentato senza dubbio una rivoluzione in questo settore. La Rai, per esempio, oggi prende le immagini dal web perché arrivano prima, invece di prenderle dalle grandi testate”.

A margine dell’incontro si lascia poi andare ad una rivelazione, se così si può chiamare:”amo la cultura del giornalismo da strada. Per conoscere i fatti devi muoverti tra le persone, indagare e non stare dietro un computer a cercare su internet”.

MIRIAM SPIZZICHINO
per Wilditaly.net

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