Buona fame!La lezione di Maggie Thatcher sull’università

"Raised in modest circumstances above her father’s shop in Grantham, Margaret Hilda
 Roberts arrived at Somerville in 1943 to study Chemistry" Così il sito del Somerville College di Oxford, sott...

“Raised in modest circumstances above her father’s shop in Grantham, Margaret Hilda
 Roberts arrived at Somerville in 1943 to study Chemistry”

Così il sito del Somerville College di Oxford, sotto il titolo The Iron Lady, ricorda in questi giorni Margaret Thatcher; storico prime minister britannico scomparso alcuni giorni fa e la sua più importante studentessa.

In generale il legame con l’università della Thatcher non fu certo facile: subissata dalle critiche del mondo accademico quando impose pesanti tagli ai grandi atenei, in particolare quelli, quasi sacri, per Cambridge e Oxford; quando quest’ultimo le rifiutò la laurea honoris causa con il voto contrario di due terzi dei docenti.

Vero è che le parole più significative della premier sul mondo accademico furono quelle pronunciate nel 1980, dopo il suo arrivo al numero 10 di Downing Street. E riguardavano proprio l’ateneo in cui si era formata:

“May I take a few moments from the daily round of difficult tasks to say how much I owe to four years at Somerville.
The harvest gathered from those years has been rich indeed.
 Rich in friendships which range across the world and form a common bond with people in many different countries.
Rich in an enhanced awareness that universities not only transmit scholarship from generation to generation but that they are the main source of creative ideas which are both a hope and a challenge for the future.
 And perhaps because I was there in wartime, rich in the knowledge that without freedom life would have neither dignity nor meaning
There have been times of corrosive cynicism. They pass. And the best endures.
One last thought – or is it a feeling – I loved those years, I really did.”
(Il testo autografo, per gli appassionati, si trova qui ).

Cioè l’università “come fonte di idee creative che sono sia speranza sia sfida al futuro” o decisiva per capire che “senza libertà la vita non avrà né dignità né significato”.

Parole intense, che ci fanno dire quanto, al contario, il nostro sistema universitario, quello italiano intendiamo, sia troppo spesso asettico sul lato della formazione della persona, nel senso più pieno e vero del termine.

Troppe volte siamo solo preoccupati di riempire gli studenti di nozioni che, seppur importanti, non cambiano la vita, non sono quel bagaglio di esperienze che faranno di uno studente una donna o un uomo felice con se stesso in età adulta.

Da qui anche una consuetudine, alle nostre latitudini quasi inesistente, che vede al raggiungimento di grandi o piccoli traguardi professionali ringraziare il proprio college o nei casi più fortunati andare a finanziarlo in un give back tipico di chi ha visto cambiare il suo status sociale con una buona educazione universitaria.

S.B. e G.C.

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