(Es)cogito, ergo sumQuirinale: Marini, Rodotà o il Signor Nessuno?

  Dal 1978 nello Stato americano del Nevada ogni elettore trova nella scheda elettorale, sotto i nomi dei candidati, un’altra preferenza: “None of the above”, ovvero “Nessuno di cui sopra”. Se que...

Dal 1978 nello Stato americano del Nevada ogni elettore trova nella scheda elettorale, sotto i nomi dei candidati, un’altra preferenza: “None of the above”, ovvero “Nessuno di cui sopra”. Se questo fosse possibile anche in Italia temo che ‘None of above’ prenderebbe, tutte le volte, una caterva di voti. L’opzione permette infatti una scelta che è al contempo uno sfogo e una provocazione: più dell’inutile astensione, più della triste scheda bianca, più della disperata scheda nulla. Per esempio, sono certa che se fossimo noi cittadini a dover decidere tra i due candidati in ballo al Quirinale, Franco Marini e Stefano Rodotà, la maggioranza ripiegherebbe senza indugio sul: “no, grazie, nessuno dei due”. Marini e Rodotà, entrambi classe 1933, sono ambedue, ognuno a suo modo, rappresentanti dello status quo, che poi non è altro che l’‘above’ in ‘none of the above’. E non cambia molto che Marini sia soltanto la prima scelta di un Pd ormai allo sbando, dietro cui, nella votazione successiva, spunterebbero i nomi di Giuliano Amato (peggio mi sento), Romano Prodi e Massimo D’Alema. Ma così va la politica – almeno quella italiana- con buona pace di coloro che hanno creduto alla democrazia diretta delle ‘Quirinarie’, illudendosi che al Colle sarebbero potuti salire Milena Gabanelli o Gino Strada. La verità è che, oggi come ieri, la democrazia diretta continua ad essere, di fatto, una chimera e una crudele illusione; non esistono alternative non autoritarie alla democrazia rappresentativa, nè strategie migliori di quelle che si sforzano di riformarne gli istituti, nella speranza di migliorarne la qualità. E’ ancora la politica a decidere, quella fumosa e indigesta dei partiti, seguendo logiche compromissorie e strade improponibili che, con ogni probabilità, ci porteranno ancora una volta ad avere un Presidente della Repubblica ottantenne, espressione di un Paese stantìo e sclerotizzato.

Rimedi contro questa ennesima deriva? Trasferirci in massa in Nevada.

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