Ritorno a Downtown (anzi no)

Quando l’odore acidulo del kushari (il piatto nazionale egiziano) si mischia a quello dello smog del traffico incessante, riconosco - anche ad occhi chiusi – che sono a Downtown Cairo. E’ il quarti...

Quando l’odore acidulo del kushari (il piatto nazionale egiziano) si mischia a quello dello smog del traffico incessante, riconosco – anche ad occhi chiusi – che sono a Downtown Cairo. E’ il quartiere centrale della capitale egiziana, che da un lato si affaccia sulla mitica Piazza Tahrir. Qui si trovano alcuni dei luoghi di incontro piu’ amati dagli intellettuali egiziani: i ristoranti Estoril e Greek Club accanto alle gallerie Townhouse e Mashrabiya, e il Cafe’ Riche di Talaat Harb, dove nel secolo scorso il premio Nobel Naguib Mahfouz teneva il suo salone letterario il venerdi’. E un delizioso nonsochè di rivoluzionario qui sembra resistere.

Per esempio il venerdi’ quando ci si ritrova in via Talaat Harb, ma ad ascoltare musica elettronica in piccolo uno spazio che si chiama 100 Copies Music Space (100copies.net) come l’etichetta fondata da Mahmoud Refat, ingegnere del suono ormai di fama internazionale. E’ voluto restare a Downtown Cairo anche il Jon Stewart egiziano, Bassem Youssef (bassemyoussefshow.com), forse uno dei satiristi Tv piu’ noti del momento, che di recente il Time magazine ha ha incluso nella sua speciale classifica dei 100 uomini piu’ influenti. Il suo show del venerdi’ dal titolo Il Programma – che prese il via su YouTube durante la rivoluzione – va in onda sull’emittente satellitare CBC Egypt, ma viene registrato in uno studio blindatissimo che si affaccia sempre su via Talaat Harb. Mentre a marzo, duante il mio ultimo soggiorno, esploravo le vie di questo quartiere mi chiedo perché tanta passione per un posto che in fondo puzza di smog e kushari? “Forse per continuare a celebrare la rivoluzione che in Downtown ha visto il suo epicentro, insediandosi poi a Piazza Tahrir. Sicuramente per riappropriarsi di spazi nel cuore pulsante della città”, mi dice un giovane attivista che incontro una sera al Al Nadwa Al Thaqafiya (Il club culturale), un baretto un po’ malconcio della zona ma dove se sei una ragazza nessuno ci fa caso. E poi mi indica lo Gz Corner, un altro nuovo locale che è un po’ Internet Cafe’: qui si viene per ascoltare musica dal vivo mentre sullo sfondo, illuminato da un faretto, fa capolino un ritratto di sua eccellenza Che Guevara.

E’ vero. Si respira ancora rivoluzione a Downtown Cairo. E se te lo scordi, a farti ritornare tutto in mente c’è anche Mohammed Mahmoud Street, la Hall of Fame dei Graffiti del Cairo. Metri di parete ricoperti di murales e stencil che raccontano la rivoluzione del 2011. Davanti agli occhi un miscuglio psichedelico di colori aciduli nel quale si scorgono i volti dei giovani caduti durante le manifestazioni, ma anche le caricature di Mubarak e Morsi. Faccio visita quindi a Omar Nagati, un architetto che ha deciso di aprire il suo studio in una traversa di questo centro, a Shareef Street. Nel suo appartamento di un palazzo d’epoca c’è anche una piccola libreria di urbanistica ed architettura e la sede di un nuovo progetto Cluster – Cairo Laboratory for Urban Studies, Training and Environmental Research (clustercairo.org). Quando gli chiedo se “Ritorno a Downtown” gli piace come titolo, mi guarda e sorride: “ Ritorno. Da qui in realtà nessuno se n’è mai andato. E’ solo che dopo la rivoluzione alcune nuove iniziative, soprattutto culturali, hanno preso sede proprio qui”. Nel mese di aprile a Downtown Cairo si sta svolgendo la seconda edizione del festival di arte contemporanea D-Caf (d-caf.org) che ieri sera ha ospitato come guest star la splendida Emel Mathlouthi, la voce simbolo della rivoluzione tunisina. E poi mi ricorda che qui hanno la loro nuova sede anche i collettivi Mosireen (mosireen.org) e Cic – Creative Image Collection (cic-cairo.com) che si occupano rispettivamente di video e fotografia. Nagati mi sembra il primo quasi-ottimista che incontro. Quindi provo a chiedergli che cosa accadrà secondo lui fra un paio di anni? Al potere è salito un partito islamico moderato che per il momento non è riuscito a cambiare in meglio le sorti del paese. “Chi lo sa – mi dice scuotendo la testa – tutto dipende dai finanziatori che, dopo l’entusiasmo dell’anno scorso potrebbero scomparire rimpiazzati dallo spettro della crisi economica”. Peccato, penso in silenzio. Pensavo che fosse piu’ ottimista.

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