Amore senza confiniConvivenza sì, matrimonio in moschea nì

Lo ammetto, quando iniziano le domande sulla mia vita privata, a volte a seconda dell'interlocutore che ho di fronte mi trovo in profondo imbarazzo. Non tanto perché non sia convinta delle mie sce...

Lo ammetto, quando iniziano le domande sulla mia vita privata, a volte a seconda dell’interlocutore che ho di fronte mi trovo in profondo imbarazzo. Non tanto perché non sia convinta delle mie scelte, quanto perché spesso davanti a me, o dall’altra parte dello schermo, mi sento perennemente sottoposta a giudizio, e quindi poco invogliata a dire la verità, nascondendomi a volte dietro mezze bugie per fare tacere le malelingue.

La convivenza rientra tra gli argomenti imbarazzanti: nella nostra società ormai non ci si fa quasi più caso, anche se alle famiglie più tradizionaliste si rizzerebbero i capelli, ma dall’altra parte del Mediterraneo è qualcosa di “haram”, un peccato da cui stare ben lontani. E’ e rimane comunque un peccato anche per i cristiani (ne sa qualcosa mia zia, convivente, che ha omesso questo dettaglio per poter fare da madrina alla cresima di mio cugino), ma si chiude spesso un occhio.

Ricordo quando abbiamo comunicato alle rispettive famiglie la nostra decisione: da una parte, alcuni parenti (miei) che fino all’ultimo hanno sperato che fosse semplicemente una cotta passeggera, e che da questo passo hanno capito che in realtà non lo era, dall’altra amici (suoi) che la vedevano come una situazione di comodo per lui, che poi avrebbe fatto le valigie per abbandonarmi e sposare la cugina prescelta, perché se loro scelgono la cugina ovviamente l’amico non può essere da meno. Già perché, se finora ho spesso parlato dei pregiudizi degli italiani verso i musulmani, in realtà neanche questi ultimi ne sono esonerati. E la dimostrazione è stata proprio questo considerare la nostra convivenza come uno stato momentaneo, non come qualcosa che desse più solidità alla relazione,un fatto di comodo e non un primo passo verso il matrimonio. Certamente di situazioni del genere ce ne sono, ma per ogni coppia la convivenza ha un significato diverso.

Spesso nei famosi gruppi su facebook, di cui vi avevo parlato, composti da donne sposate/fidanzate con musulmani, oppure parlando con alcuni semplici contatti, mi è stato chiesto perché, per non commettere peccato, non abbia fatto un matrimonio in moschea. “Scusa se te lo dico, ma stai commettendo zina! Un atto gravissimo!”. Da che pulpito viene la predica, mi verrebbe da dire. Va bene che poi hai abbracciato l’Islam, ma un po’ di comprensione? “Chi è senza peccato lanci la prima pietra”.

Ad essere proprio sinceri, noi per la sua famiglia siamo sposati in moschea: è la piccola bugia che abbiamo detto per evitare che si preoccupassero troppo e che oltre il Mediterraneo le malelingue stessero zitte. In realtà ha fatto tutto lui, e all’inizio mi sono pure arrabbiata: perché mentire in questo modo? Gli ho pure proposto,per un certo periodo, presa dai sensi di colpa verso il suo parentado, di sposarci davvero in moschea, ma lui non ne voleva sapere: gli sembrava ipocrita, considerato che, a parte Ramadan, non rientra proprio nella “categoria” dei musulmani praticanti. Ma poi mi sono ricreduta.

Mi sono ricreduta per diversi motivi, dopo diverse riflessioni e un confronto con amiche che avevano fatto questo passo.

Il motivo principale per cui sono scettica verso il matrimonio in moschea, è il fatto che giuridicamente è nullo. Chi si vuole sposare in moschea, lo fa semplicemente per non commettere peccato davanti a Dio, ma né lo Stato italiano, né il Paese di appartenenza del proprio partner riconosce questa unione. Certo, può essere una soluzione momentanea per gli innamorati che, per problemi economici, non possono fare il grande passo con la cerimonia vera e propria (anche se la cerimonia in comune, se la si organizza in settimana, perlomeno nei paesi piccoli, è gratuita) e ci tengono alla propria fede. Viene rilasciato un certificato, con la foto dei due sposi e marche da bollo, certificato legalmente nullo.

Peccato che capiti che quella del “matrimonio halal” sia semplicemente una scusante per fare finta di preoccuparsi di fare peccato, fare finta di avere intenzioni serie e poi “arrivederci e grazie”. Oppure per avere i piedi in due scarpe, con la mogliettina nell’altro paese ignara di ciò (tanto come lo verrà a sapere, non essendo legalizzato?) e l’altrettanto “mogliettina halal” europea qui.

Ovviamente non dico che tutti gli uomini che chiedono questo tipo di matrimonio siano stronzi ed opportunisti: ma alcuni sì, ed è meglio saperlo prima. Di contro conosco invece alcune coppie per il quale il matrimonio in moschea è stato uno step momentaneo, perché magari uno dei due era in attesa di divorzio e non si poteva ancora sposare, e poi hanno celebrato il matrimonio legale appena ne hanno avuto la possibilità.

Un’altra cosa che mi lascia perplessa è il fatto che, a quanto ho capito, nei Paesi musulmani il matrimonio in moschea è cosa assai rara. Si fa anche lì un matrimonio civile. E allora perché tanta insistenza nel voler celebrare in Italia un matrimonio in moschea?

Inoltre, dato che stiamo parlando di un’unione davanti a Dio, perché farla pagare? (la stessa domanda la rivolgerei per i matrimoni in Chiesa). Va bene che sono strutture che vanno avanti grazie alle offerte dei fedeli, ma se si parla tanto di non commettere peccato, e poi quando una coppia decide di fare questo passo gli si arriva a chiedere anche 300 euro per una cerimonia di dieci minuti…lo trovo inaccettabile. Ovviamente i prezzi variano da luogo a luogo, a seconda dell’imam di riferimento della moschea. Una mia amica ha dovuto faticare non poco a trovare una moschea in cui sposarsi: in una le han chiesto 300 euro, in un’altra l’imam si è rifiutato di sposarli perché lei “kufra”, miscredente (per alcuni la trinità rappresenta una miscredenza, perché vedendo in Gesù il figlio di Dio, è come se si fosse politeisti), finché non ha trovato un imam che le ha chiesto una semplice offerta.

Ecco perché non mi convincono. E in fondo, perché penso che Dio possa leggere i nostri cuori e le nostre intenzioni e quindi non abbia bisogno di cerimonie di questo tipo per suggellare l’unione.

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