Buona fame!Referendum Bologna, laicità (vera) cercasi

  Una questione di principio. Domani a Bologna, i cittadini saranno chiamati a decidere se mantenere o no il contributo di circa 1 milione di euro alle scuole materne paritarie cittadine, votando ...

Una questione di principio.

Domani a Bologna, i cittadini saranno chiamati a decidere se mantenere o no il contributo di circa 1 milione di euro alle scuole materne paritarie cittadine, votando in un referendum (consultivo) che agita appunto questioni di principio.

I proponenti ritengono infatti che il finanziamento municipale – al 23% delle scuole materne bolognesi che servono 1.700 famiglie – violi l’articolo 33 (qui) della nostra Costituzione che, com’è noto, contempla l’istruzione privata ma “senza oneri per lo Stato”.
Un principio sul quale però gli stessi costituzionalisti non la vedono tutti a lo stesso modo: Stefano Ceccanti, per esempio, spiega (qui) molto chiaramente come una certa interpretazione letterale forzi lo spirito della Carta.

Facendo un po’ di storia costituzionale, lo stesso sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, ricorda in questa intervista (qui) come l’autore dell’emendamento oggi agitato dagli abolizionisti, il costituente liberale Corbino, non pensasse affatto all’esclusione di contributi statali ma ne volesse negare il diritto a priori.
Oltrettutto contributi come quelli di Bologna e di migliaia di altri comuni non vengono erogati dalla licenza di questo o quell’amministratore ma sono regolati da una legge dello Stato sulla parità scolastica voluta, nel 2000, da Luigi Berlinguer, e verso la quale le eccezioni di costituzionalità non hanno avuto successo.

Ma appunto si tratta di questioni di principio.
I fatti, ricordati con chiarezza dalle colonne de Linkiesta da Marco Campione (qui), responsabile istruzione del Pd in Lombardia, dicono che tagliando quel contributo, ai costi attuali dell’istruzione scolastica statale o comunale, e cioè 7mila euro a bambino, si potrebbero realizzare 150 nuovi posti.
Il fatto è che però, con quel finanziamento, oggi a Bologna si provvede alla scuola materna di 1.736 bambini, perché i costi eccedenti vengono pagati attraverso le rette dai genitori degli stessi i quali, detto en passant, sono cittadini contribuenti e sostengono con le loro tasse anche il sistema statale e comunale.
Se, togliendo il contributo municipale, quei 1.736 bambini si riversassero sulle scuole comunali, il sindaco petroniano Virginio Merola, che non a caso è per il mantenimento dell’attuale sistema integrato, dovrebbe probabilmente sfondare i Patti di stabilità per dare risposte.

Più in generale, il fronte che si va dispiegando contro l’istruzione privata in Italia dimentica che gli studenti che frequentano le paritarie non sono, da un punto di vista educativo, figli di “N.N”, che lo Stato (e gli enti locali), contribuendo in minima parte ai loro studi, riconosce lo svolgimento di un servizio pubblico, non facendo altro che assolvere al proprio dovere costituzionale (di nuovo il famigerato articolo 33).

E si dimentica poi che il contributo dello Stato avviene a fronte di standard educativi precisi, come il rispetto dei programmi (nelle primarie e secondarie), sotto la vigilanza ministeriale attraverso gli uffici scolastici, e non certo rimborsando a pié di lista le bizzarrie del genitore Tizio o del genitore Caio. Tanto per fare un esempio, nell’ultima convenzione sottoscritta dal Comune di Milano con le 96 scuole materne cittadine (qui), Palazzo Marino ha imposto, oltre a numeri massimi e minimi di alunni per classe, che quelle materne si dotassero di organi collegiali in cui le famiglie possano esercitare la loro partecipazione e l’informazione obbligatoria agli utenti circa il contributo municipale pagato.

Un dibattito che avrebbe bisogno di un po’ di laicità in più, malgrado un argomento critico spesso usato sia la confessionalità di queste scuole. Perché appunto i numeri sono chiari: alle 13.657 paritarie, frequentate da 1 milione e 41mila bambini o ragazzi, nel 2013, lo Stato riconosce: 502 milioni di euro praticamente 500 euro ad alunno. Per i 7milioni e 800mila alunni delle scuole statali di ogni ordine e grado lo Stato investe oltre 7mila euro ciascuno.
A chi immancabilmente ricorda come, nelle scuole statali, le famiglie debbano portare la carta igienica da casa, mentre si finanziano le private, occorrerebbe rammentare queste cifre.
Oppure quelle dell’Ocse che, come ha tuittato (qui) nei giorni scorsi un suo analista italiano, Thomas Manfredi, vede l’Italia lontana, lontanissima dagli investimenti pubblici nell’istruzione privata che si registrano all’Estero.

Un dibattito più laico, ecco di cosa avrebbero bisogno la scuola e l’università italiane.